lunedì 6 maggio 2019

Simone Basile: “Time” [Emme Record Label, 2018]

Si completa con Francesco Angiuli al contrabbasso e Marco Valeri alla batteria il trio che il chitarrista tarantino Simone Basile organizza per il suo disco d’esordio “Time”, pubblicato da Emme Record Label. Basile propone una scaletta con diversi titoli autografi, nei quali mette in evidenza una decisa padronanza espressiva dello strumento, e una duttilità formale che lo rende sia apice del trio – con delle lunghe pagine a suo favore -, sia fondamentale ingranaggio per l’interplay d’insieme. Chiude il programma la rivisitazione di Let’s Cool One, resa da Basile come un sentito omaggio all’illuminante figura di Thelonious Monk. 

 
                                     

mercoledì 1 maggio 2019

Federico Calcagno & The Dolphians: “From Another Planet” [Emme Record Label, 2019]

Il clarinettista milanese Federico Calcagno dedica il suo “From Another Planet” all’icona jazz Eric Dolphy, del quale sono rivisitati in scaletta alcuni celebri brani come Gazzelloni. Il programma si completa con degli originali firmati dal leader, che organizza strutture timbriche e armoniche completate da sassofono tenore, alto e soprano, flauto, vibrafono, contrabbasso e batteria. Un ampio spettro sonoro che rilascia un’estetica d’insieme in equilibrio tra approccio contemporaneo, e dunque aperto a vari cambi tematici, e valorizzazione del repertorio preso in esame. Inoltre, Calcagno riesce nella non scontata impresa nel saper amalgamare brani di Dolphy e suoi, generando un continuo sonoro coerente e dalla decisa impronta caratteriale. 

                         

Silvia Manco: “Hip! The Blossom Dearie Songbook” [Parco della Musica Records, 2019]

Troviamo Enrico Rava al flicorno e Max Ionata al tenore come ospiti nell’album che Silvia Manco firma in trio con Dezron Douglas al contrabbasso e Jerome Jennings alla batteria. Come il titolo lascia intendere “Hip! The Blossom Dearie Songbook” è un omaggio alla figura – mai troppo messa in evidenza dagli storici del jazz - di Blossom Dearie, un’artista «[…] per iniziati», per utilizzare la definizione che Enrico Rava individua nella nota di copertina, capace però di attirare l’attenzione di una fetta di caldi appassionati. Silvia Manco disegna un percorso di pregio, distinguendosi per la consueta eleganza vocale e per la misura del suo pianismo, essenziale e leggero. 

                               

Fabrizio D’Alisera: “Trisonic” [Filibusta Records, 2018]

“Trisonic” è un intenso disco in stile bebop che Fabrizio D’Alisera, per l’occasione al baritono, realizza per Filibusta Records insieme a Pietro Ciancaglini al contrabbasso e Andrea Nunzi alla batteria. Il sassofonista romano mette in scaletta una serie di originali che sondano le capacità espressive del trio, spaziando dai movimenti muscolari dell’iniziale Tribalogic ai leggeri sussurri della successiva Boppin’ In Kingstone Town. Unica rilettura è la conclusiva Ask Me Now, il brano di Thelonious Monk dove D’Alisera si lascia apprezzare in un solo ispirato e sognante; mentre in un paio di passaggi troviamo in vibrafonista Andrea Biondi, il quale apre il compasso estetico del trio andando a creare una diversificata ambientazione timbrica. 

                                    

domenica 14 aprile 2019

Luca Pedeferri Contemporary Project: “Exultation” [Setola di Maiale, 2018]

Il Contemporary Project del pianista Luca Pedeferri si completa con Fausto Tagliabue alla tromba, Lionello Colombo al tenore, Enrico Fagnoni al contrabbasso, Mauro Gnecchi alle percussioni e Marco Menaballi alla strumentazione elettronica e turntables. In questo nuovo episodio discografico, edito da Setola di Maiale, il sestetto esplora il repertorio Henry Cowell, facendo proprie dieci tracce del celebre compositore e teorico americano. Ne deriva un percorso dalle ambientazioni cariche di sperimentazione, costruite attraverso l’accostamento di timbri e “colori” a tratti stridenti e lontani da consuetudini di genere. “Exultation” è un insieme dal forte appeal, dove confluiscono jazz, musica contemporanea e improvvisazione libera.

Kevin Hays – Chiara Izzi: “Across The Sea” [Via Veneto Jazz / Jando Music, 2019]

Quello firmato da Kevin Hays e Chiara Izzi è un album di pregio, sia sotto il profilo espressivo sia di produzione artistica. I due mettono in fila una scaletta che alterna originali e riletture, per un insieme votato alla cantabilità melodica dei temi, sempre misurati e timbricamente cesellati. Oltre a duettare con la voce di Chiara Izzi Hays alterna pianoforte e Fender Rhodes, mentre la line up si completa con Rob Jost al basso e corno inglese e Greg Joseph alla batteria. A rendere il panorama estetico – collocabile in ambito mainstream - ancora più ampio e diversificato intervengono diversi ospiti come Omer Avital (oud), Chris Potter (sassofoni), Rogerio Boccato (percussioni), Nir Felder (chitarre) e Grégoire Maret (armonica). La cover art è firmata da Riccardo Gola. 

                                        

Andrea Centazzo - Giancarlo Schiaffini - Sergio Armaroli: “Trigonos” [Dodicilune, 2018]

Tre artisti dalle ampie vedute espressive e formali come Andrea Centazzo, Giancarlo Schiaffini e Sergio Armaroli danno luogo a un lavoro ipnotico, scuro e rischioso. Percussioni, trombone e vibrafono, contornati da elettronica discreta, segnano un perimetro irregolare, disegnato sfruttando spazi e tempi fuori dalle consuetudini e da andamenti prevedibili. L’ascolto rivela atmosfere rarefatte e sospese, inquadrabili in una sorta di avanguardia estetica, dove confluiscono le esperienze passate dei protagonisti, i quali giocano a un continuo rilancio di idee e spunti creativi.

                                      

sabato 13 aprile 2019

4! Patrizia Oliva – Carlo Mascolo – Domenico Saccente – Felice Furioso: “Factorial” [Creative Sources Recordings, 2018]

«Improvised music dedicated to who fight for freedom». In questa dedica riportata all’interno di “Factorial” si intuisce molto riguardo ai contenuti sonori che il quartetto 4! composto da Patrizia Oliva, Carlo Mascolo, Domenico Saccente e Felice Furioso propone in nove brani dal carattere totalmente free e improvvisativo. A colpire, tra i vari aspetti espressivi dell’album, è il perimetro sonoro mutevole che gli interpreti tracciano, facendo ricorso ad accostamenti timbrici originali, nei quali intervengono – senza apparenti schemi predefiniti – voce, elettronica, fisarmonica, pianoforte preparato, oggetti, percussioni e trombone preparato. Una miscela di sicuro impatto, capace di ipnotizzare e trascinare l’ascoltatore in spazi sonori sospesi e carichi di introspezione.

Jacopo Delfini: “Sleeping Beauty” [Autoproduzione, 2019]

Dedica al figlio Valerio il primo album a suo nome il chitarrista cremonese Jacopo Delfini, finora apprezzato in numerose apparizioni in vari festival con i suoi Sugarpie and the candymen e in collaborazioni di prestigio. “Sleepy Beauty” presenta una scaletta di brani originali firmati dal leader, fatta eccezione per la rivisitazione di Nuages, di Django Reinhardt, posta in chiusura. L’ambito stilistico è chiaramente quello del jazz manouche, e la tavolozza timbrica proposta da Delfini si completa con contrabbasso (Claudio Ottaviano), violino (Andrea Aloisi) e chitarra ritmica (Michele Frigoli). In alcuni brani interviene il clarinettista Mauro Negri, che si lascia pianamente apprezzare sia in soli di pregio, perlopiù votati alla cantabilità melodica, sia in fitti dialoghi con le diverse corde presenti in line up.

Beatrice Arrigoni 4et: “Innerscape” [Emme Record Label, 2018]

Si completa con Lorenzo Blardone al pianoforte, Andrea Grossi al contrabbasso e Matteo Rebulla alla batteria il quartetto capitanato dalla cantante e compositrice Beatrice Arrigoni, che nel suo album “Innerscape” mette in fila una scaletta di soli originali. Quella proposta è un’estetica di matrice mainstream, con le parti vocali in primo piano, dove la cantabilità melodica dei temi risulta centrale in ogni passaggio, fatta eccezione per alcune parentesi aperte dal pianismo angolare di Blardone. Arrigoni mostra un timbro levigato, incline a una sorta di evocazione di situazioni e orizzonti suggestivi. I testi, in inglese, sono arricchiti da citazioni e ispirazioni letterarie (Emily Dickinson, Thomas Stearns Eliot), per un insieme curato nel dettaglio espressivo e di produzione. La cover art è firmata da Alessandra Diodati.

mercoledì 10 aprile 2019

Rosa Brunello Y Los Fermentos: “Shuffle Mode” [CAM Jazz, 2019]

In questa nuova uscita firmata con i suoi Los Fermentos, la terza per CAM Jazz, la contrabbassista Rosa Brunello presenta una rinnovata line up, con gli innesti di Michele Polga al tenore e di Frank Martino alla chitarra, effetti e drum machine. Il quartetto, completato da Luca Colussi alla batteria, mette insieme una scaletta di soli originali firmati dalla leader, e mostra una certa flessibilità estetica, fatta ora di ritmi incalzanti, poi di melodie lineari e cantabili, ma anche di situazioni aggrovigliate che ben identificano la modalità “shuffle” introdotta dal titolo dell’album. Nell’insieme risulta azzeccato l’accostamento di due elementi creativi come Polga e Martino capaci, rispettivamente, di accarezzare e rendere taglienti temi e scenari espressivi.

domenica 7 aprile 2019

Michele Rabbia - Ingar Zach: “[so-nò-ro]”, [CAM Jazz, 2019]

Percussioni ed elettronica. Un connubio tanto breve quanto sconfinata è l’apertura di compasso espressiva che Michele Rabbia e Ingar Zach riescono a elaborare. Dieci tracce per un unico percorso creativo, durante il quale si osservano scenari vaporosi costruiti attraverso la lenta sovrapposizione di piani sonori, che a volte si tramutano in grumi concreti. I due artisti dialogano in punta di timbro, sfruttando al meglio l’ampio spazio formale a disposizione, che spesso risulta dilatato al punto da apparire solo in filigrana, per silenzi interrotti da improvvisi micro interventi. L’artwork di quest’album, ipnotico e ancestrale, è firmato da Elisa Caldana.

Alberto Nemo: “Tidur” [Ksenza Records, 2019]

Edito dall’etichetta siberiana Ksenza Records, “Tidur” è il nuovo lavoro del compositore Alberto Nemo, classe 1988, che in questo episodio discografico si lascia ascoltare in sette tracce in studio più due aggiunte che testimoniamo altrettante live performance. La sua è un’estetica del tutto personale, dove confluiscono elettronica minimale, echi balcanici, canti gregoriani, ambient e musiche che farebbero da sfondo a un film dalla trama lenta, lentissima. Scuro, a tratti impermeabile, il suono di Nemo riesce a saturare lo spazio a disposizione, si assottiglia in mantra ipnotici, spiazza, disorienta e scaturisce da un’ispirazione profonda, sacrale. L’artwork è curato da Francesca Vam. https://www.instagram.com/francesca_vam/

Giacomo Tantillo 4et: “Water Trumpet” [Autoprodotto, 2018]

Per dare forma al suo “Water Trumpet” il giovane trombettista siciliano Giacomo Tantillo mette insieme un quartetto di qualità assoluta, completato da Andrea Rea al pianoforte, Matteo Bortone al contrabbasso ed Enrico Morello alla batteria. Otto sono le tracce che si susseguono in scaletta, sei firmate dal leader e due brani rivisitati dal repertorio di Woody Shaw, per un percorso dal carattere mainstream, dove trovano posto delle ottime intuizioni dei singoli e un suono d’insieme equilibrato e pensato nel dettaglio. L’artwork di copertina, firmato da Christian Suriano, riprende l’idea di “liquidità sonora" che ha ispirato Tantillo per la realizzazione dell'intero lavoro.
 
                         

mercoledì 27 marzo 2019

Romano Pratesi – Dave Liebman: “Sound Desire” [Dodicilune, 2019]

Spesso sornione, melodico e pensoso, e a volte guizzante, il dialogo tra Romano Pratesi (clarinetto basso) e Dave Liebman (soprano e, occasionalmente, pianoforte e flauto) si protrae nelle diciotto tracce, alcune molto brevi, del loro “Sound Desire” prodotto da quella “fabbrica di suoni” che è da anni la salentina Dodicilune. Il duo occupa lo spazio sonoro con estrema efficacia, andando sia a solcare decise profondità sia a toccare vette espressive appuntite, in un insieme che vive d’improvvisazione, di temi e atmosfere anche solo accennati. Si ascoltano brani dal carattere free e altri dal mood chiaroscurale per un’alternanza di forme che Liebman riassume nella nota di copertina: «La creazione è in ultima analisi una questione di tensione e rilascio, o più drammaticamente yin e yang, notte e giorno, bene e male».
                                     

martedì 26 marzo 2019

Fabio Delvò: “Both People” [Clair de Lune, 2019]

Fabio Delvò realizza il nuovo album insieme ai sassofonisti Andrea Morelli (tenore e soprano) e Francesco Sangiovanni (baritono), e con Massimo “Maso” Spano al basso elettrico e Alessandro Garau alla batteria, riferendosi a una frase di Martin Luther King riguardo le discriminazioni raziali e inserita tra i credits del CD: «Abbiamo imparato a volare come uccelli, a nuotare come pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice arte di vivere insieme come fratelli». Un’idea che il quintetto traduce in musica con una sessione di circa mezzora, dove ascoltiamo un suono d’insieme dalla dinamiche ficcanti, fatto di spunti solisti e coralità dall’impronta sempre decisa e ritmicamente sostenuta. Non mancano momenti di maggiore introspezione, dove tempo e spazio si dilatano a favore di concetti free dall’andamento fluttuante, come in Playing Is A Littke Bit Like Fishing, brano immaginifico e condotto in divenire, con fantasia e profonda ispirazione.

lunedì 25 marzo 2019

Luigi Blasioli: “Mestieri d’oltremare e favole di jazz” [Dodicilune, 2019]

Il nuovo lavoro del contrabbassista e compositore Luigi Blasioli prende idealmente spunto dal libro di narrativa per ragazzi “Che mestieri fantastici”, dell'autore Massimo De Nardo, come lui stesso racconta nella nota stampa di presentazione: «Mi appassionai al libro e decisi di pensare a un disco che raccontasse favole e mestieri in chiave jazz. Ispirato a persone che ho incontrato o a fatti a me avvenuti ho immaginato di raccontare le loro storie come se fossero delle favole. Racconti di vita che in qualche modo mi hanno toccato». Ne scaturisce una scaletta di soli brani originali firmati dal leader – affiancato dal pianista Cristian Caprarese e dal batterista Giacomo Parone - principalmente incentrati sulla cantabilità melodica dei temi, arricchiti dagli interventi solisti di Pierpaolo Tolloso ai sassofoni e di Thomas Kirkpatrick alla tromba ospite in Potti, Ciccio e Pepe. L’immagine di copertina è firmata da Markushev Vasiliy.

venerdì 22 marzo 2019

Antonella Chionna: “Vo©al Gate” [Dodicilune, 2019]

Con questo nuovo lavoro per Dodicilune la cantate, scrittrice e improvvisatrice Antonella Chionna, per l’occasione in quartetto con Harvey Diamond al pianoforte, Bronek Suchanek al contrabbasso e Joe Hunt alla batteria, mette in risalto le sue doti di sperimentatrice vocale attraverso la tecnica del vocal keeping, un particolare trattamento elettronico sulla voce che lei stessa illustra nelle note di copertina: «[…] Il termine vocal keeping si riferisce a un processo monoideale di creazione vocale, diretto dalla componente pluri percettiva utilizzata nel selezionare gli innumerevoli frammenti d’informazione all’interno del numero limitato di messaggi che sono in grado di raggiungere, minuto per minuto, il nostro orecchio: in ciò è possibile ravvisare il punto di svolta del canto millennio». Ne deriva un lavoro dai mille risvolti, capace di sorprendere e spiazzare l’ascoltatore, e nel quale il quartetto solca con personalità dei classici della storia jazzistica, alcuni dei quali provenienti dal repertorio dei fratelli Gershwin, come But Not For Me espressa con swing e sovraincisioni vocali.
                                 

giovedì 21 marzo 2019

Jakob Bro: “Bay Of Rainbows” [ECM, 2018]

In “Bay Of Rainbows” il trio del chitarrista danese Jakob Bro, con il bassista Thomas Morgan e il batterista Joey Baron, è ripreso dal vivo a New York City durante due serate al Jazz Standard. Ne è scaturita una scaletta di sei brani firmati dal leader che rilasciano una sensazione ipnotica, contemplativa e immaginifica, per un insieme capace di fluttuare tra melodie cantabili e paesaggi sonori sospesi. Bro, musicista dall’elevata sensibilità espressiva, affastella suoni con una calma glaciale, al contrario di un suono che risulta caldo e avvolgente. Dopo due album in studio, questo lavoro mette l’accento al percorso artistico di una realtà dalla personalità misurata, quanto forte e affascinante.
                                     

mercoledì 20 marzo 2019

Andreas Fulgosi - Carlo Mascolo: “Losca Mio Gulfos” [Creative Sources, 2018]

Registrato da Antonio Duarte al Dwart Studio di Lisbona, “Losca Mio Gulfos” segna l’incontro tra due artisti creativi come Andreas Fulgosi, chitarra baritona, e Carlo Mascolo, trombone. Timbricamente particolare, il duo elabora una serie di improvvisazioni che spesso percorrono sentieri espressivi lontani da forme melodiche compiute, a favore di un approccio ruvido e dissonante. Più che un dialogo quello tra Fulgosi e Mascolo somiglia a un "bisticcio creativo", dove le linee di suono vanno a formare grovigli dalla decifrazione ostica. Nell’insieme si tratta di una sessione tirata e coraggiosa, rivolta ad ascoltatori dalle larghe vedute.

martedì 19 marzo 2019

Claudio Angeleri: “Blues Is More” [Dodicilune, 2019]

Per il suo ventesimo album da leader il pianista e compositore Claudio Angeleri sceglie di addentrarsi nella sfera concettuale del compositore e teorico svizzero, poi naturalizzato americano, Ernst Levy in materia di armonia assoluta. Lo fa entrando in studio con un quintetto di notevole levatura, completato da Gabriele Comeglio ai sassofoni, Andrea Andreoli al trombone, Marco Esposito al basso elettrico e da Luca Bongiovanni alla batteria. Ne scaturisce una scaletta di dieci brani, sette dei quali a firma di Angeleri, capaci di introdurre l’ascoltatore a diverse forme espressive, dal blues a situazioni tendenti alla musica cubana, alle ballad, ai richiami bebop e altre situazioni che esplorano l’ampio raggio formale abbracciato dal jazz. Le tre riletture in programma riguardano i repertori di altrettanti giganti, come spiega Angeleri nella nota stampa: «I brani sono di Ellington, Monk e Powell, tre compositori geniali che, pur con caratteristiche e qualità differenti, hanno sviluppato non solo la tonalità ma hanno dato un contributo innovativo alla musica del XX secolo sotto diversi aspetti melodici, armonici, ritmici, sonori». A rendere l’insieme ancora più ricco di espressioni e colori intervengono gli ospiti Paola Milzani, voce in Monk’s Dream e il flautista Giulio Visibelli in Paths.
                             

lunedì 18 marzo 2019

Andrew Cyrille - Wadada Leo Smith - Bill Frisell: “Lebroba” [ECM, 2018]

Andrew Cyrille, Wadada Leo Smith e Bill Frisell danno forma e anima a un album dall’elevato tasso espressivo, nel quale ognuno dei protagonisti porta alla comune funzionalità interventi sempre mirati al raggiungimento dell’apice creativo. Cyrille fa da collante, con un drumming equilibrato, a volte centellinato, tra la tromba di Wadada Leo Smith, evocativa e ancestrale, e la chitarra di Bill Frisell, più che mai immerso in uno scenario contemporaneo e capace di interventi timbricamente sempre calibrati ed essenziali. Apice di un insieme che non concede mai il fianco alle ovvietà si rivela la suite, di quasi venti minuti, “Turiya” dedicata ad Alice Coltrane, dove il trio emana un suono scuro e meditativo, con interventi solisti di pregevole fattura. Il termine “lebroba” è il riferimento alla contrazione delle iniziali delle città di nascita dei protagonisti: Leland (Smith), Brooklyn (Cyrille) e Baltimora (Frisell).


sabato 9 febbraio 2019

Tommaso Starace Harmony Less Quartet: “Narrow Escape” [Alessio Brocca Edizioni Musicali, 2018]

Si completa con Dave O’Higgins al tenore, Davide Liberti al contrabbasso e Ruben Bellavia alla batteria l’Harmony Less Quartet di Tommaso Starace, sassofonista da tempo residente a Londra e capace di mettersi in risalto grazie a una serie di lavori discografici sempre ben messi a fuoco. Non fa eccezione il recente “Narrow Escape”, dove Starace catalizza i primi piani espressivi, a volte condivisi con O’Higgins, di una scaletta di nove tracce, tra originali e classici rivisitati, come la monkiana Trinkle Tinkle. L’album emana un’espressività in linea di massima catalogabile come “modern mainstream”, e l’assenza in line up del pianoforte “complica” piacevolmente l’estetica di un quartetto dalla forte e peculiare personalità.

sabato 19 gennaio 2019

Antonio Sanchez & Migration: “Lines In The Sand” [CAM Jazz, 2018]

C’è una profonda riflessione sull’attuale stato socio-politico degli Sati Uniti nella nota di copertina scritta da Antonio Sanchez per “Lines In The Sand”, il nuovo lavoro del batterista e compositore, il quale racconta il suo punto di vista da immigrato messicano che nel 1993 raggiunse gli States per dare forma a un sogno: realizzarsi attraverso la musica. Ne deriva un album dal grande respiro timbrico, dove intervengono anche la viola e il violoncello degli ospiti, rispettivamente, Nathan Shram ed Elad Kabilio, oltre alla voce di Thana Alexa e alla presenza dei Migration, la band già protagonista di precedenti uscite a nome di Sanchez. In scaletta troviamo brani dalla grande forza melodica, evocativi e cantabili, attraverso i quali Sanchez, per l’occasione anche alle tastiere aggiunte e voce, fa emergere un’intensa vena meditativa.

martedì 15 gennaio 2019

Franco D’Andrea Octet: “Intervals II” [Parco della Musica Records, 2018]

A circa un anno di distanza dal primo volume esce la seconda parte del lavoro “Intervals”, che vede protagonista l’ottetto capitanato da Franco D’Andrea, per l’occasione ripreso dal vivo al Parco della Musica di Roma. Nello specifico questo CD contiene le registrazioni effettuate durante le prove del concerto (performance che possiamo apprezzare sul primo volume), durante le quali l’ensemble unisce, dando forma a un’estetica del tutto personale, diverse intenzioni stilistiche, che spaziano dai riferimenti al jazz delle origini alle diramazioni elettroniche. Tradizione e modernità fuse attraverso la visione musicale enciclopedica di D’Andrea, il quale si circonda di musicisti capaci di captare le sue idee formali e di trasformale in ulteriori diramazioni e rimandi, seguendo la costruzione nello spazio intervallare sul quale si basa il concetto espressivo di questo progetto.