sabato 1 giugno 2019

Dock in Absolute: “Unlikely” [CAM Jazz, 2019]

Il trio lussemburghese Dock In Absolute torna a incidere per la CAM Jazz del produttore Ermanno Basso, a due anni di distanza dall’omonimo disco d’esordio. Anche in “Unlikely” il trio fa leva sulla penetrante forza espressiva del pianista Jean-Philippe Koch, il quale disegna linee melodiche cantabili, velatamente malinconiche, chiaroscurali e in alcuni casi confidenziali, come in Ellipse. Non mancano passaggi dal deciso piglio ritmico, nei quali anche il basso elettrico di David Kintziger e la batteria di Michel Mootz trovano motivi di risalto, soprattutto nei brani “angolari”, dove avvengono cambi di direzione formale, come in Night Train To Lipetsk.

sabato 11 maggio 2019

Huw Warren Trio: “Everything In Between” [CAM Jazz, 2019]

Huw Warren mescola brani originali e rivisitazioni del grande repertorio di classici brasiliani, come Chorinho Pra Ele di Hermeto Pascoal, nella scaletta del suo “Everything In Between”, l’album che firma in trio con il figlio Zoot alla batteria e Dudley Phillips che si alterna tra contrabbasso e basso elettrico. L’estetica d’insieme – collocabile in area mainstream - rivela temi dalla grande cantabilità melodica, sviluppati attorno alla misura espressiva di Warren, sempre elegante, discreto e mai incline all’eccesso tecnico. Personalità che comunque emerge sia in passaggi in piano solo, come quello contenuto in Choro Bandido, sia attraverso elementi e sfumature che legano forme e derive di un trio capace di rendere atmosfere di pregevole fattura, eleganti e garbate.

Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti diretta da Paolo Damiani:“Oscene rivolte” [Parco della Musica Records, 2019]

«Cantiamo “osceno” come se volesse dire “fuori scena”, ciò che non può essere rappresentato, fuori dall’accademia e dal già sentito, invisibile in sé». Con queste parole Paolo Damiani introduce il senso musicale contenuto nel doppio CD edito dalla Parco della Musica Records che vede protagonisti gli undici musicisti dell’Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti. Si tratta di un ensemble dalla grande capacità espressiva, forte di “voci nuove” che si stanno facendo strada nell’ambito del jazz nazionale e internazionale, capace di emanare un’estetica d’insieme evocativa, contemporanea, leggera quanto solida nelle sue convinzioni formali. Damiani dirige con discrezione e realizza un lavoro che ne rispecchia la personalità artistica, elegante e incline alla valorizzazione di ogni singolo elemento creativo. 

Credits: Paolo Damiani: cb; dir; Camilla Battaglia, Costanza Alegiani: voc; Mattia Feliciani, Simone Alessandrini: sax; Giacomo Tantillo, Francesco Fratini: tr; Michele Fortunato: trn; Federico Zaltron: vl; Manuel Magrini: pf; Massimo Imperatore: ch; Enrico Smiderle: batt.

Alessandro Lanzoni: “Unplanned Ways” [CAM Jazz, 2019]

Le strade non pianificate, alle quali fa riferimento il titolo di questo lavoro, Alessandro Lanzoni le percorre con Thomas Morgan al contrabbasso ed Eric McPherson alla batteria. Un trio capace di direzionare la musica con estrema elasticità formale e di “sporcare” l’estetica d’insieme in maniera creativa e funzionale. Quelle riprese presso lo studio The Samurai Hotel Astoria da David Stoller sono tracce che omaggiano alcuni grandi repertori del passato, da Billy Staryhorn a Thelonious Monk, e che mettono in risalto la forza improvvisativa di Lanzoni, pianista sempre pronto a scomodare paragoni di alto rango, ma che nel frattempo sta costruendo una personalità di spessore assoluto, nella quale confluiscono tradizione e contemporaneità espressiva. La foto di copertina è scattata da Justin Bettman.

lunedì 6 maggio 2019

Jacopo Ferrazza Trio: “Theater” [CAM Jazz, 2019]

Se “Rebirth” [CAM Jazz, 2017] ha rappresentato la metamorfosi artistica e personale di Jacopo Ferrazza, il suo nuovo album per la CAM Jazz “Theater” potrebbe definirsi come un lavoro dalle strutture maggiormente definite, consapevoli e mature. Questo perché la musica che si ascolta nelle otto tracce originali firmate dal contrabbassista, emana una sensazione di maturità raggiunta, in equilibrio tra forme scritte e parti libere, tra linee melodiche cantabili e spazi dal tratto estetico più ruvido. Al suo fianco, essenziali, ma funzionali ai significati dei temi e ai perimetri formali, troviamo di nuovo Valerio Vantaggio alla batteria e Stefano Carbonelli, che alterna chitarra elettrica e classica. 

                                   

Francesco Caligiuri Quintet: “Renaissance” [Dodicilune, 2019]

Dopo il lavoro in solo “Olimpo” del 2017, ispirato alla mitologia greca, il sassofonista cosentino Francesco Caligiuri (baritono, clarinetto basso e flauto) torna a incidere per l’etichetta Dodicilune. In questo nuovo episodio il suo arco espressivo si arricchisce della presenza in line up di Nicola Pisani (soprano), Michel Godard (tuba e serpentone), Luca Garlaschelli (contrabbasso) e Francesco Montebello (batteria). L’assento timbrico così composto, con i fiati a darsi continui spunti contrappuntistici, conferisce alle otto tracce originali di “Renaissance” un’estetica del tutto peculiare, che unisce ambientazioni cameristiche, echi orientali e forme – come Eugenio Colombo sottolinea nella nota interna al CD – che richiamano le architetture del rock progressivo britannico degli anni Settanta. L’artwork di copertina è curato da Julia Sudnik. 

                                

Simone Basile: “Time” [Emme Record Label, 2018]

Si completa con Francesco Angiuli al contrabbasso e Marco Valeri alla batteria il trio che il chitarrista tarantino Simone Basile organizza per il suo disco d’esordio “Time”, pubblicato da Emme Record Label. Basile propone una scaletta con diversi titoli autografi, nei quali mette in evidenza una decisa padronanza espressiva dello strumento, e una duttilità formale che lo rende sia apice del trio – con delle lunghe pagine a suo favore -, sia fondamentale ingranaggio per l’interplay d’insieme. Chiude il programma la rivisitazione di Let’s Cool One, resa da Basile come un sentito omaggio all’illuminante figura di Thelonious Monk. 

 
                                     

mercoledì 1 maggio 2019

Federico Calcagno & The Dolphians: “From Another Planet” [Emme Record Label, 2019]

Il clarinettista milanese Federico Calcagno dedica il suo “From Another Planet” all’icona jazz Eric Dolphy, del quale sono rivisitati in scaletta alcuni celebri brani come Gazzelloni. Il programma si completa con degli originali firmati dal leader, che organizza strutture timbriche e armoniche completate da sassofono tenore, alto e soprano, flauto, vibrafono, contrabbasso e batteria. Un ampio spettro sonoro che rilascia un’estetica d’insieme in equilibrio tra approccio contemporaneo, e dunque aperto a vari cambi tematici, e valorizzazione del repertorio preso in esame. Inoltre, Calcagno riesce nella non scontata impresa nel saper amalgamare brani di Dolphy e suoi, generando un continuo sonoro coerente e dalla decisa impronta caratteriale. 

                         

Silvia Manco: “Hip! The Blossom Dearie Songbook” [Parco della Musica Records, 2019]

Troviamo Enrico Rava al flicorno e Max Ionata al tenore come ospiti nell’album che Silvia Manco firma in trio con Dezron Douglas al contrabbasso e Jerome Jennings alla batteria. Come il titolo lascia intendere “Hip! The Blossom Dearie Songbook” è un omaggio alla figura – mai troppo messa in evidenza dagli storici del jazz - di Blossom Dearie, un’artista «[…] per iniziati», per utilizzare la definizione che Enrico Rava individua nella nota di copertina, capace però di attirare l’attenzione di una fetta di caldi appassionati. Silvia Manco disegna un percorso di pregio, distinguendosi per la consueta eleganza vocale e per la misura del suo pianismo, essenziale e leggero. 

                               

Fabrizio D’Alisera: “Trisonic” [Filibusta Records, 2018]

“Trisonic” è un intenso disco in stile bebop che Fabrizio D’Alisera, per l’occasione al baritono, realizza per Filibusta Records insieme a Pietro Ciancaglini al contrabbasso e Andrea Nunzi alla batteria. Il sassofonista romano mette in scaletta una serie di originali che sondano le capacità espressive del trio, spaziando dai movimenti muscolari dell’iniziale Tribalogic ai leggeri sussurri della successiva Boppin’ In Kingstone Town. Unica rilettura è la conclusiva Ask Me Now, il brano di Thelonious Monk dove D’Alisera si lascia apprezzare in un solo ispirato e sognante; mentre in un paio di passaggi troviamo in vibrafonista Andrea Biondi, il quale apre il compasso estetico del trio andando a creare una diversificata ambientazione timbrica. 

                                    

domenica 14 aprile 2019

Luca Pedeferri Contemporary Project: “Exultation” [Setola di Maiale, 2018]

Il Contemporary Project del pianista Luca Pedeferri si completa con Fausto Tagliabue alla tromba, Lionello Colombo al tenore, Enrico Fagnoni al contrabbasso, Mauro Gnecchi alle percussioni e Marco Menaballi alla strumentazione elettronica e turntables. In questo nuovo episodio discografico, edito da Setola di Maiale, il sestetto esplora il repertorio Henry Cowell, facendo proprie dieci tracce del celebre compositore e teorico americano. Ne deriva un percorso dalle ambientazioni cariche di sperimentazione, costruite attraverso l’accostamento di timbri e “colori” a tratti stridenti e lontani da consuetudini di genere. “Exultation” è un insieme dal forte appeal, dove confluiscono jazz, musica contemporanea e improvvisazione libera.

Kevin Hays – Chiara Izzi: “Across The Sea” [Via Veneto Jazz / Jando Music, 2019]

Quello firmato da Kevin Hays e Chiara Izzi è un album di pregio, sia sotto il profilo espressivo sia di produzione artistica. I due mettono in fila una scaletta che alterna originali e riletture, per un insieme votato alla cantabilità melodica dei temi, sempre misurati e timbricamente cesellati. Oltre a duettare con la voce di Chiara Izzi Hays alterna pianoforte e Fender Rhodes, mentre la line up si completa con Rob Jost al basso e corno inglese e Greg Joseph alla batteria. A rendere il panorama estetico – collocabile in ambito mainstream - ancora più ampio e diversificato intervengono diversi ospiti come Omer Avital (oud), Chris Potter (sassofoni), Rogerio Boccato (percussioni), Nir Felder (chitarre) e Grégoire Maret (armonica). La cover art è firmata da Riccardo Gola. 

                                        

Andrea Centazzo - Giancarlo Schiaffini - Sergio Armaroli: “Trigonos” [Dodicilune, 2018]

Tre artisti dalle ampie vedute espressive e formali come Andrea Centazzo, Giancarlo Schiaffini e Sergio Armaroli danno luogo a un lavoro ipnotico, scuro e rischioso. Percussioni, trombone e vibrafono, contornati da elettronica discreta, segnano un perimetro irregolare, disegnato sfruttando spazi e tempi fuori dalle consuetudini e da andamenti prevedibili. L’ascolto rivela atmosfere rarefatte e sospese, inquadrabili in una sorta di avanguardia estetica, dove confluiscono le esperienze passate dei protagonisti, i quali giocano a un continuo rilancio di idee e spunti creativi.

                                      

sabato 13 aprile 2019

4! Patrizia Oliva – Carlo Mascolo – Domenico Saccente – Felice Furioso: “Factorial” [Creative Sources Recordings, 2018]

«Improvised music dedicated to who fight for freedom». In questa dedica riportata all’interno di “Factorial” si intuisce molto riguardo ai contenuti sonori che il quartetto 4! composto da Patrizia Oliva, Carlo Mascolo, Domenico Saccente e Felice Furioso propone in nove brani dal carattere totalmente free e improvvisativo. A colpire, tra i vari aspetti espressivi dell’album, è il perimetro sonoro mutevole che gli interpreti tracciano, facendo ricorso ad accostamenti timbrici originali, nei quali intervengono – senza apparenti schemi predefiniti – voce, elettronica, fisarmonica, pianoforte preparato, oggetti, percussioni e trombone preparato. Una miscela di sicuro impatto, capace di ipnotizzare e trascinare l’ascoltatore in spazi sonori sospesi e carichi di introspezione.

Jacopo Delfini: “Sleeping Beauty” [Autoproduzione, 2019]

Dedica al figlio Valerio il primo album a suo nome il chitarrista cremonese Jacopo Delfini, finora apprezzato in numerose apparizioni in vari festival con i suoi Sugarpie and the candymen e in collaborazioni di prestigio. “Sleepy Beauty” presenta una scaletta di brani originali firmati dal leader, fatta eccezione per la rivisitazione di Nuages, di Django Reinhardt, posta in chiusura. L’ambito stilistico è chiaramente quello del jazz manouche, e la tavolozza timbrica proposta da Delfini si completa con contrabbasso (Claudio Ottaviano), violino (Andrea Aloisi) e chitarra ritmica (Michele Frigoli). In alcuni brani interviene il clarinettista Mauro Negri, che si lascia pianamente apprezzare sia in soli di pregio, perlopiù votati alla cantabilità melodica, sia in fitti dialoghi con le diverse corde presenti in line up.

Beatrice Arrigoni 4et: “Innerscape” [Emme Record Label, 2018]

Si completa con Lorenzo Blardone al pianoforte, Andrea Grossi al contrabbasso e Matteo Rebulla alla batteria il quartetto capitanato dalla cantante e compositrice Beatrice Arrigoni, che nel suo album “Innerscape” mette in fila una scaletta di soli originali. Quella proposta è un’estetica di matrice mainstream, con le parti vocali in primo piano, dove la cantabilità melodica dei temi risulta centrale in ogni passaggio, fatta eccezione per alcune parentesi aperte dal pianismo angolare di Blardone. Arrigoni mostra un timbro levigato, incline a una sorta di evocazione di situazioni e orizzonti suggestivi. I testi, in inglese, sono arricchiti da citazioni e ispirazioni letterarie (Emily Dickinson, Thomas Stearns Eliot), per un insieme curato nel dettaglio espressivo e di produzione. La cover art è firmata da Alessandra Diodati.

mercoledì 10 aprile 2019

Rosa Brunello Y Los Fermentos: “Shuffle Mode” [CAM Jazz, 2019]

In questa nuova uscita firmata con i suoi Los Fermentos, la terza per CAM Jazz, la contrabbassista Rosa Brunello presenta una rinnovata line up, con gli innesti di Michele Polga al tenore e di Frank Martino alla chitarra, effetti e drum machine. Il quartetto, completato da Luca Colussi alla batteria, mette insieme una scaletta di soli originali firmati dalla leader, e mostra una certa flessibilità estetica, fatta ora di ritmi incalzanti, poi di melodie lineari e cantabili, ma anche di situazioni aggrovigliate che ben identificano la modalità “shuffle” introdotta dal titolo dell’album. Nell’insieme risulta azzeccato l’accostamento di due elementi creativi come Polga e Martino capaci, rispettivamente, di accarezzare e rendere taglienti temi e scenari espressivi.

domenica 7 aprile 2019

Michele Rabbia - Ingar Zach: “[so-nò-ro]”, [CAM Jazz, 2019]

Percussioni ed elettronica. Un connubio tanto breve quanto sconfinata è l’apertura di compasso espressiva che Michele Rabbia e Ingar Zach riescono a elaborare. Dieci tracce per un unico percorso creativo, durante il quale si osservano scenari vaporosi costruiti attraverso la lenta sovrapposizione di piani sonori, che a volte si tramutano in grumi concreti. I due artisti dialogano in punta di timbro, sfruttando al meglio l’ampio spazio formale a disposizione, che spesso risulta dilatato al punto da apparire solo in filigrana, per silenzi interrotti da improvvisi micro interventi. L’artwork di quest’album, ipnotico e ancestrale, è firmato da Elisa Caldana.

Alberto Nemo: “Tidur” [Ksenza Records, 2019]

Edito dall’etichetta siberiana Ksenza Records, “Tidur” è il nuovo lavoro del compositore Alberto Nemo, classe 1988, che in questo episodio discografico si lascia ascoltare in sette tracce in studio più due aggiunte che testimoniamo altrettante live performance. La sua è un’estetica del tutto personale, dove confluiscono elettronica minimale, echi balcanici, canti gregoriani, ambient e musiche che farebbero da sfondo a un film dalla trama lenta, lentissima. Scuro, a tratti impermeabile, il suono di Nemo riesce a saturare lo spazio a disposizione, si assottiglia in mantra ipnotici, spiazza, disorienta e scaturisce da un’ispirazione profonda, sacrale. L’artwork è curato da Francesca Vam. https://www.instagram.com/francesca_vam/

Giacomo Tantillo 4et: “Water Trumpet” [Autoprodotto, 2018]

Per dare forma al suo “Water Trumpet” il giovane trombettista siciliano Giacomo Tantillo mette insieme un quartetto di qualità assoluta, completato da Andrea Rea al pianoforte, Matteo Bortone al contrabbasso ed Enrico Morello alla batteria. Otto sono le tracce che si susseguono in scaletta, sei firmate dal leader e due brani rivisitati dal repertorio di Woody Shaw, per un percorso dal carattere mainstream, dove trovano posto delle ottime intuizioni dei singoli e un suono d’insieme equilibrato e pensato nel dettaglio. L’artwork di copertina, firmato da Christian Suriano, riprende l’idea di “liquidità sonora" che ha ispirato Tantillo per la realizzazione dell'intero lavoro.
 
                         

mercoledì 27 marzo 2019

Romano Pratesi – Dave Liebman: “Sound Desire” [Dodicilune, 2019]

Spesso sornione, melodico e pensoso, e a volte guizzante, il dialogo tra Romano Pratesi (clarinetto basso) e Dave Liebman (soprano e, occasionalmente, pianoforte e flauto) si protrae nelle diciotto tracce, alcune molto brevi, del loro “Sound Desire” prodotto da quella “fabbrica di suoni” che è da anni la salentina Dodicilune. Il duo occupa lo spazio sonoro con estrema efficacia, andando sia a solcare decise profondità sia a toccare vette espressive appuntite, in un insieme che vive d’improvvisazione, di temi e atmosfere anche solo accennati. Si ascoltano brani dal carattere free e altri dal mood chiaroscurale per un’alternanza di forme che Liebman riassume nella nota di copertina: «La creazione è in ultima analisi una questione di tensione e rilascio, o più drammaticamente yin e yang, notte e giorno, bene e male».
                                     

martedì 26 marzo 2019

Fabio Delvò: “Both People” [Clair de Lune, 2019]

Fabio Delvò realizza il nuovo album insieme ai sassofonisti Andrea Morelli (tenore e soprano) e Francesco Sangiovanni (baritono), e con Massimo “Maso” Spano al basso elettrico e Alessandro Garau alla batteria, riferendosi a una frase di Martin Luther King riguardo le discriminazioni raziali e inserita tra i credits del CD: «Abbiamo imparato a volare come uccelli, a nuotare come pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice arte di vivere insieme come fratelli». Un’idea che il quintetto traduce in musica con una sessione di circa mezzora, dove ascoltiamo un suono d’insieme dalla dinamiche ficcanti, fatto di spunti solisti e coralità dall’impronta sempre decisa e ritmicamente sostenuta. Non mancano momenti di maggiore introspezione, dove tempo e spazio si dilatano a favore di concetti free dall’andamento fluttuante, come in Playing Is A Littke Bit Like Fishing, brano immaginifico e condotto in divenire, con fantasia e profonda ispirazione.

lunedì 25 marzo 2019

Luigi Blasioli: “Mestieri d’oltremare e favole di jazz” [Dodicilune, 2019]

Il nuovo lavoro del contrabbassista e compositore Luigi Blasioli prende idealmente spunto dal libro di narrativa per ragazzi “Che mestieri fantastici”, dell'autore Massimo De Nardo, come lui stesso racconta nella nota stampa di presentazione: «Mi appassionai al libro e decisi di pensare a un disco che raccontasse favole e mestieri in chiave jazz. Ispirato a persone che ho incontrato o a fatti a me avvenuti ho immaginato di raccontare le loro storie come se fossero delle favole. Racconti di vita che in qualche modo mi hanno toccato». Ne scaturisce una scaletta di soli brani originali firmati dal leader – affiancato dal pianista Cristian Caprarese e dal batterista Giacomo Parone - principalmente incentrati sulla cantabilità melodica dei temi, arricchiti dagli interventi solisti di Pierpaolo Tolloso ai sassofoni e di Thomas Kirkpatrick alla tromba ospite in Potti, Ciccio e Pepe. L’immagine di copertina è firmata da Markushev Vasiliy.

venerdì 22 marzo 2019

Antonella Chionna: “Vo©al Gate” [Dodicilune, 2019]

Con questo nuovo lavoro per Dodicilune la cantate, scrittrice e improvvisatrice Antonella Chionna, per l’occasione in quartetto con Harvey Diamond al pianoforte, Bronek Suchanek al contrabbasso e Joe Hunt alla batteria, mette in risalto le sue doti di sperimentatrice vocale attraverso la tecnica del vocal keeping, un particolare trattamento elettronico sulla voce che lei stessa illustra nelle note di copertina: «[…] Il termine vocal keeping si riferisce a un processo monoideale di creazione vocale, diretto dalla componente pluri percettiva utilizzata nel selezionare gli innumerevoli frammenti d’informazione all’interno del numero limitato di messaggi che sono in grado di raggiungere, minuto per minuto, il nostro orecchio: in ciò è possibile ravvisare il punto di svolta del canto millennio». Ne deriva un lavoro dai mille risvolti, capace di sorprendere e spiazzare l’ascoltatore, e nel quale il quartetto solca con personalità dei classici della storia jazzistica, alcuni dei quali provenienti dal repertorio dei fratelli Gershwin, come But Not For Me espressa con swing e sovraincisioni vocali.
                                 

giovedì 21 marzo 2019

Jakob Bro: “Bay Of Rainbows” [ECM, 2018]

In “Bay Of Rainbows” il trio del chitarrista danese Jakob Bro, con il bassista Thomas Morgan e il batterista Joey Baron, è ripreso dal vivo a New York City durante due serate al Jazz Standard. Ne è scaturita una scaletta di sei brani firmati dal leader che rilasciano una sensazione ipnotica, contemplativa e immaginifica, per un insieme capace di fluttuare tra melodie cantabili e paesaggi sonori sospesi. Bro, musicista dall’elevata sensibilità espressiva, affastella suoni con una calma glaciale, al contrario di un suono che risulta caldo e avvolgente. Dopo due album in studio, questo lavoro mette l’accento al percorso artistico di una realtà dalla personalità misurata, quanto forte e affascinante.