Realizzato poco tempo prima della scomparsa di John Taylor, nel luglio 2015, è l’album con i quale il quartetto completato da Michele Rabbia alla batteria, Pierluigi Balducci al basso elettrico e Paul McCandless al soprano, oboe e clarinetto basso in alcuni frangenti, rende omaggio alla figura di Bill Evans. In scaletta troviamo dieci brani, tra originali del pianista e celebri standard del suo repertorio, come Blue In Green, rivisti e piegati verso una propria estetica dai protagonisti della registrazione. Particolare è l’impasto timbrico proposto, tra sonorità elettriche di base e le esposizioni tematiche acustiche di sassofono e pianoforte, e peculiare è il mood che si avverte per l’intera durata dell’album, tra melodie cantabili, passaggi misurati e momenti di estrema essenzialità, come nell’apertura di Turn Out The Stars. Un’occasione per apprezzare e ricordare due grandi figure del pianismo jazz, legate da un raccordo estetico, come Evans e Taylor. La pianta raffigurata di copertina è la Begonia evansiana, dalle foglie a forma di cuore che ama la mezz’ombra.
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martedì 9 maggio 2017
lunedì 8 maggio 2017
Manuel Magrini: “Unexpected” [Encore Jazz, 2017]
Registrato nel giugno 2015, presso gli studi della Casa del Jazz di Roma, “Unexpected” è l’album d’esordio del pianista Manuel Magrini, che per l’occasione sceglie la forma diretta e “rischiosa” del lavoro in solo. La scaletta si snoda attraverso varie fasi espressive: ci sono le personali rivisitazioni di brani celebri, come In Walked Bud posta in apertura di set; c’è l’improvvisazione libera, che trova un’estetica peculiare tra passaggi angolari e melodie cantabili; ci sono i temi autografi, che denunciano un background ampio e diversificato. Si tratta di album imprevisto, come lo stesso Magrini descrive nella nota di copertina, ma anche inatteso, negli sviluppi e nell’approccio, e sorprendente, per il controllo con il quale il pianista doma e plasma eventi sonori in un continuo divenire. L’artwork di copertina è curato da Emiliano Ponzi.
sabato 6 maggio 2017
Bottalico / Ciancaglini / Creni / Fumagalli: “Alter & Go” [Filibusta Records, 2017]
Roberto Bottalico al tenore, Pietro Ciancaglini al contrabbasso, Augusto Creni alla chitarra e Pietro Fumagalli alla batteria compongono il quartetto protagonista dell’album “Alter & Go”, edito da Filibusta Records. Dai dieci brani in programma, perlopiù originali scritti da Bottalico, emerge un’estetica hard bop, ovvero legata al jazz degli anni Cinquanta e Sessanta, rivista attraverso un personale approccio, fatto di interazione d’insieme e decisi slanci solisti. Non mancano gli spazi espressivi per ogni componente del quartetto, anche se le esposizioni tematiche sono quasi sempre tradotte dal sassofono di Bottalico, il quale trova della chitarra di Creni un ideale punto di dialogo e alternativa. Nell ultime due tracce è la tromba dell’ospite Tiziano Ruggeri a restituire una maggiore ampiezza timbrica e formale all’intero lavoro.
giovedì 4 maggio 2017
Claudio Jr De Rosa Jazz 4et: “Groovin’ Up!” [Incipit Records, 2017]
Il giovane sassofonista e compositore Claudio Jr. De Rosa, classe ’92, assembla un nuovo quartetto dal respiro internazionale, con Xavi Torres Vicente al pianoforte, Kimon Karoutzos al contrabbasso e Agustas Barons alla batteria, per dare forma al suo nuovo lavoro in studio, edito da Incipit Records, dal titolo “Groovin’ Up!”. La scaletta si compone di otto tracce originali scritte dal leader e dalla rivisitazione dello standard I Hear A Rhapsody, posto in chiusura di programma, che trovano nella cantabilità dei temi uno dei segni estetici di maggiore riconoscibilità. De Rosa si produce con eguale forza espressiva sia al tenore sia al soprano, in un insieme riferibile all’area stilistica del tradizionale hard-bop, piegato ora verso atteggiamenti ballad, vedi la traccia Closed Eyes dedicata alle vittime dell’attentato terroristico di Parigi nel novembre 2015, poi propenso a un approccio rapido come in Hard Influences. Da segnalare nella traccia Dear Brigitte la presenza al pianoforte dell’ospite Vivienne ChuLiao, che si produce in un solo intimo e dal profondo scavo espressivo.
mercoledì 3 maggio 2017
Luciano Caruso – Ivan Pilat – Fred Casadei – Stefano Giust: “Apnea” [Setola di Maiale, 2016]
Registrato in presa diretta presso Cantina Cenci di Tarzo, nel gennaio 2016, “Apnea” vede protagonisti Luciano Caruso al sassofono soprano curvo, Ivan Pilat al baritono, Fred Casadei al contrabbasso e Stefano Giust alla batteria. Si tratta di una sessione basata sull’improvvisazione d’insieme, dalla quale derivano cinque tracce dal profondo senso di libertà, dove ognuno dei musicisti coinvolti è chiamato al reciproco scambio d’idee, tra rimandi, contrappunti, dialoghi e tangenti soliste. Un’estetica free form – che in certi casi provoca grovigli sonori, in altri passaggi dal profilo più delineato - che conosce anche momenti leggibili, costruiti attraverso piccole citazioni, gruppi di note, astrattismi e forza espressiva.
martedì 2 maggio 2017
Alessandro Galati: “Wheeler Variations” [Something Cool, 2017]
Alessandro Galati realizza il suo personale tributo alla figura di Kenny Wheeler con un album che trae ispirazione dal modo di operare e di intendere la musica del trombettista, come lui stesso ci ha illustrato: «Tre anni fa è morto Kenny, e rifare dei sui brani mi sembrava poco interessante, un po’ insensato. Ho voluto fare un omaggio più interiore. Ho cercato di mettere in piedi una cosa che fosse vicina allo spirito delle composizioni di Kenny, che ho sempre amato. Un disco che avesse il suo metodo, che lo ereditasse. Lui era un musicista grandissimo e aveva sia poetica sia rigore compositivo. Il suo era un modo di operare figlio del Novecento, e tante sue cose hanno legami con la matematica, con geometrie da rispettare, a volte non manifeste, e con logiche cabalistiche». Al fianco del pianista troviamo la cantante Simona Severini, i sassofonisti Stefano “Cocco” Cantini e Stan Sulzmann, che fece a lungo parte dei progetti di Wheeler, il batterista Enzo Zirilli e Ares Tavolazzi al contrabbasso. Per l’occasione Galati ha scritto i testi di quattro canzoni, suonate dall’intero sestetto, dalle quali si ramificano le variazioni, ovvero sia delle improvvisazioni svolte con diverso organico che mantengono il mood della traccia dalla quale derivano, ma che prendono direzioni espressive inattese. Per la durata del lavoro si apprezza la misura delle forme, la cantabilità dei temi, e quell’alone di eleganza e classe che richiama la parabola artistica e umana di Kenny Wheeler.
sabato 29 aprile 2017
Federica Gennai – Filippo Cosentino: “Come Hell Or High Water” [Naked Tapes, 2017]
“Come Hell Or High Water” è il primo titolo dell'etichetta Naked Tapes, divisione della NAU Music Company, del produttore Giovanni Barone, il quale ci ha illustrato così l’intenzione di questa nuova iniziativa editoriale: «L’idea è quella di lavorare sull’essenziale, eliminando il superfluo, comprese le immagini. I CD sono confezionati in un sacchetto trasparente e sottovuoto, e questo enfatizza l’idea di essenzialità, oltre a contribuire a stimolare l’idea di un oggetto “altro” che non un CD». Protagonisti di questo album sono Federica Gennai, voce, kalimba ed elettronica, e Filippo Cosentino, chitarre ed elettronica. Gli accostamenti timbrici tra il canto e le corde suonate da Cosentino determinano un’estetica di insieme creativa e garbata, confidenziale e carica di espressività. I brani, nove originali firmati dal duo – con testi di Michela Lombardi - più le rivisitazioni di Footprints di Wayne Shorter e Avalance di Leonard Cohen, mostrano la sensibilità e la capacità di ascolto reciproco dei protagonisti. L’utilizzo dell’elettronica rimane in filigrana, e il tutto risuona equilibrato e curato nei dettagli.
venerdì 28 aprile 2017
Federico Casagrande: “Fast Forward” [CAM Jazz, 2017]
Si completa con Joe Sanders, al basso elettrico e contrabbasso, e Ziv Rvitz, alla batteria, il trio guidato da Federico Casagrande, il quale propone nel suo nuovo lavoro per Cam Jazz una scaletta di nove brani originali. “Fast Forward” è un album caratterizzato dalla cantabilità delle melodie, spesso messe in evidenza dal leader, e da sonorità che sanno muovere anche verso territori che chiamano in causa il rock e alcuni echi latin. Il pentagramma di Casagrande prevede sia passaggi rigorosi sia momenti di libertà espressiva, per un insieme cha sa sorprendere e coinvolgere grazie alla cifra inventiva del chitarrista e agli sviluppi formali intrapresi dal trio. In apertura e in chiusura di programma Casagrande preferisce lo strumento acustico a quello elettrico, come a voler dare un senso di compiutezza d’insieme.
giovedì 27 aprile 2017
Franco D’Andrea: “Traditions Today – Trio Music Vol. III” [Parco della Musica Records, 2017]
Franco D’Andrea si avvale della presenza di Daniele D’Agaro al clarinetto e Mauro Ottolini al trombone per il terzo lavoro della serie dedicata al piano trio, gli album pubblicati dalla Parco della Musica Records che lo hanno visto protagonista nel primo volume con DJ Rocca e Andrea Ayassot e nel secondo con Aldo Mella e Zeno De Rossi. In questo nuovo episodio, in due CD, una sessione live e una in studio, il pianista lega in un’estetica più che mai personale sia la tradizione di grandi classici del repertorio jazz, vedi Basin Street Blues o King Porter Stomp, sia una visione d’insieme definibile come contemporanea, per approccio, varietà di soluzioni e modo d’intendere la materia sonora. Ne deriva una lavoro trasversale, per stile e forme, tra astrazioni e richiami bandistici, che denuncia la modernità di un musicista di statura assoluta, al fianco del quale D’Agaro e Ottolini si muovono con duttilità e perfettamente immersi nelle trame estetiche messe a reagire.
mercoledì 26 aprile 2017
Fabio Giachino: “North Clouds” [Tosky Records, 2017]
Si completa con Matthias Flemming Petri al contrabbasso e Espen Laub Von Lillienskjold alla batteria il trio capitanato da Fabio Giachino, pianista e compositore piemontese che in questa uscita discografica per la Tosky Records presenta, fatta eccezione per la traccia conclusiva Azalea di Duke Ellington, una scaletta di composizioni originali. Il titolo dell’album fa riferimento alle nuvole del cielo nordeuropeo, dal momento che il trio si è formato durante la residenza artistica di Giachino presso l’Ambasciata Italiana a Copenaghen, promossa da MIDJ, sostenuta da Jazzit Magazine e con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura. Anche le composizioni sono state ispirate dai luoghi visitati e dalle esperienze vissute da Giachino in Danimarca. Nell'insieme possiamo assistere a una decisa varietà di ambientazione stilistica, anche grazie alla presenza dei musicisti ospiti: Benjamin Koppel al sassofono, il quale conduce i temi con cantabilità e misura; Paolo Russo al bandoneon, che piega alcuni momenti verso il folklore del sudamerica. La nota di copertina è firmata da Paolo Fresu, che definisce il lavoro come «[…] un’opera di grande maturità e apertura stilistica».
martedì 25 aprile 2017
Michel Godard – Ihab Radwan: “Doux Désirs” [Dodicilune, 2017]
Quello composto da Michel Godard e Ihab Radwan è un duo che trova il suo significato estetico negli abbinamenti timbrici, prodotti attraverso l’utilizzo di strumenti tra loro distanti come l’oud, il serpentone, la tuba e il basso elettrico. Il loro “Doux Dèsirs” si compone di dodici tracce, ognuna delle quali porta al proprio interno sia un profondo scavo espressivo, sia una costruzione formale esile, ma robusta, basata sul reciproco ascolto e sul rimando d’idee. Le atmosfere sono ora pacate e introspettive, come nell’iniziale Su l’onda d’amore, una traccia dal fitto dialogo tra oud e serpentone, poi più elettriche e tese, per un insieme dove l’elastico temporale tra tradizione – in particolar modo riferita alle sonorità arabe - e modernità si dilata e si restringe di continuo. In Malato d’amore possiamo apprezzare la melodia prodotta dalla voce di Radwan.
sabato 22 aprile 2017
Enrico Pieranunzi: “Ménage à trois” [Bonsai Muisc, 2016]
Attraverso una nota stampa è lo stesso Enrico Pieranunzi a introdurci nel suo album “Ménage à trois”: «La mia vita musicale è stata fin dall’inizio una strana, meravigliosa esperienza in cui ho convissuto - e ancora felicemente convivo - con due bellissime “signore musicali”: la classica e il jazz, che in questo lavoro si sono incontrate e sono lieto che questo sia accaduto attraverso i miei arrangiamenti per trio». Al fianco del pianista troviamo Diego Imbert al contrabbasso e André Ceccarelli alla batteria, in una scaletta di undici brani che legano i repertori di alcuni autori classici, da Erik Satie a Claude Debussy, passaggi originali scritti da Pieranunzi, perlopiù omaggi a figure di riferimento, come Fauré, e rielaborazioni di celebri standard. L’elasticità e lo spirito d’insieme sviluppato dal trio determinano un’estetica misurata, ma mai ferma e prevedibile.
venerdì 21 aprile 2017
Gianluigi Trovesi – Umberto Petrin: “Twelve Colours And Synesthetic Cells” [Dodicilune, 2017]
giovedì 20 aprile 2017
Paola Arnesano – Vince Abbracciante: “MPB!” [Dodiclune, 2017]
Il duo composto dalla cantante Paola Arnesano e dal fisarmonicista Vince Abbracciante è protagonista dell’album “MPB!”, lavoro incentrato, come il titolo lascia chiaramente intendere, sulla musica popolare brasiliana. In scaletta troviamo tredici brani, ripresi da repertori celebri, come quello di Antonio Carlos Jobim o di Chico Barque, e a caratterizzare l’album, oltre alla classica sensazione di saudade tipica di queste musiche, è la sensibilità dei due interpreti. Abbracciante rende fluido il suono del suo strumento, mettendo in evidenza una cifra stilistica a metà tra tradizione e un approccio contemporaneo, come nell’introduzione in solo di A vaz do mooro, la Arnesano traduce emozioni e sentimenti con estrema capacità formale ed espressiva, risultando sempre essenziale quanto immersa nelle dinamiche del repertorio proposto.
martedì 18 aprile 2017
Adriano Clemente: “Havana Blue” [Dodicilune, 2017]
“Havana Blue” contiene nove composizioni originali di Adriano Clemente, il quale ci presenta così questo lavoro realizzato per la salentina Dodicilune: «Si tratta di brani ispirati alla grande tradizione cubana di musicisti di importanza storica quali Bebo Valdes, Mario Bauza, Mongo Santamaria e altri. Per l’occasione ho avuto il piacere di conoscere e lavorare con Leyanis Valdes, figlia di Chucho e nipote di Bebo, che è un’ottima pianista e spesso ospite nei jazz club a L’Avana. Insieme a lei hanno suonato otto musicisti locali, quattro fiati, un contrabasso, più la ritmica tradizionale di percussioni, congas, bongos e timbales». Musicista poliedrico e indagatore di tradizioni e stili, Clemente mette a fuoco un’immagine sonora che proietta l’ascoltatore nelle strade de L’Avana, mescolando le classiche sonorità della musica cubana – tra bolero, cha cha, samba - con linee di condotta jazzistiche, rintracciabili in alcuni passaggi d’improvvisazione. L’immagine di copertina è firmata da Antonio Iannace.
martedì 4 aprile 2017
T-Riot (Lomagistro, Pace, Vincenti): “A Different Truth” [Albore Records, 2017]
Il trio composto da Pietro Vincenti al pianoforte, Camillo Pace al contrabbasso e Francesco Lomagistro alla batteria, dà forma a un lavoro dove assistiamo alla rivisitazione di brani provenienti da repertori distanti, da Sign Of The Times di Prince a Libra di Gary Bartz, e originali dal profondo scavo espressivo. L’ambientazione è quella riferibile al mainstream derivante dalle dinamiche del piano trio, ma con diversi spunti d’interesse, tra ispirate tangenti soliste, introduzioni liriche, concitate interazioni d’insieme e repentini cambi di scenario. L’album di distingue per la cura timbrica, per la cantabilità dei temi proposti e per un’armoniosa sequenza d’ascolto.
Fabrizio Scrivano with Toxicity Trio: “Fortuity” [Manitù Records, 2017]
Registrato in presa diretta in studio nell’agosto 2016, “Fortuity” è l’album edito dalla indie label Manitù Records che vede protagonista Fabrizio Scrivano, chitarrista che si avvale della collaborazione del Toxicity Trio, composto da Giovanni De Sossi al basso elettrico, Giuseppe Zangaro al pianoforte e Alessandro Marzano alla batteria. In scaletta troviamo sette originali, perlopiù firmati dal leader e collocabili in area modern mainstream, nei quali assistiamo sia a un’armoniosa interazione d’insieme, sia a degli spunti solisti ispirati e dalla decisa connotazione espressiva. L’album si contraddistingue per la cantabilità melodica dei temi proposti, e alterna momenti ballad a passaggi dalla coinvolgente sollecitazione ritmica, come nell’iniziale In attesa, brano che ben identifica i tratti caratteriali del quartetto. Nella traccia conclusiva Focus Land si ascolta la voce aggiunta di Veronica Parasiliti.
mercoledì 29 marzo 2017
Javier Girotto – Jon Balke – Furio Di Castri – Patrice Héral: “Unshot Movies” [CAM Jazz, 2017]
Come recita la nota stampa di presentazione, “Unshot Movies” è «la colonna sonora di dodici film mai girati». Tracce segnate da una vena melodica cantabile, messe insieme da quattro musicisti dall’elevata sensibilità espressiva, capaci dunque di immaginare scenari, situazioni e dialoghi mai esistiti. Ascoltiamo una musica che sa essere, attraverso un attento e delicato gioco di timbri, sia nostalgica e pensosa, sia frizzante e avvolgente. I primi piani sono spesso a favore del sassofono soprano di Javier Girotto, con il quale scambia pareri e contrappunti il pianoforte suonato da Jon Blake. Di Castri ed Héral disegnano fondali flessibili, a volte trasparenti e in certe occasioni dal tratto marcato e concreto, in un insieme estetico che non tradisce mai l’abbellimento del tema e il fulcro espressivo, lasciando all’ascoltatore il libero arbitrio dell’immaginazione.
sabato 18 marzo 2017
Enrico Pieranunzi: “New Spring – Live At The Village Vanguard” [CAM Jazz, 2017]
Come il titolo lascia intendere, si tratta di una ripresa dal vivo nel leggendario Village Vanguard, risalente all’aprile 2015, che vede coinvolto Enrico Pieranunzi nelle vesti di leader di un quartetto di levatura assoluta, completato da Donny McCaslin al sassofono tenore, Scott Colley al contrabbasso e Clarence Penn alla batteria. Per il pianista si tratta del secondo album registrato nel club newyorkese, dopo il precedente episodio del 2013 che lo vedeva in trio con Marc Johnson e Paul Motian, e in questa occasione ha pensato di presentare una scaletta quasi esclusivamente composta da suoi originali, opportunamente arrangiati. Quella che emerge dall’ascolto è una musica dal profondo scavo espressivo, che vede spesso il suono di McCaslin in primo piano, costruita su fondali ritmici elastici ottenuti grazie all’interplay strumentale tra gli interpreti. Nelle note di copertina Pieranunzi lascia spazio per eventuali nuove registrazioni al Village Vanguard, un luogo magico che non lascia indifferenti anche musicisti navigati come lui.
venerdì 17 marzo 2017
Lorenzo Masotto: “Aeolian Processes” [Dronarivm, 2017]
Pianoforte e sonorità elettroniche caratterizzano il contenuto di “Aeolian Processes”, l’album che Lorenzo Masotto realizza in solo per l’etichetta russa Dronarivm, curandone anche la parte di ripresa e missaggio. Le undici tracce autografe sono segnate da una forte vena melodica, sempre cantabile e leggermente incline verso un’atmosfera chiaroscurale, misurata e di grande fascino. Il tutto è ottenuto attraverso un playing dall’elevata sensibilità, arricchito, con estremo equilibrio, dalla componente elettronica, che sposta l’ago della bilancia espressiva verso i territori prossimi all’ambient music. Nell’insieme non mancano momenti dalla maggiore incisività ritmica, sempre coerenti con l’estetica finora descritta, costruiti con un attento lavoro di sovrapposizioni e spinta da una profonda ispirazione, che lo stesso Masotto così descrive: «Nel momento in cui le mie mani toccano il pianoforte e inizio a comporre la mia coscienza intraprende un viaggio, lascia il mio corpo e durante il suo vagare mi mostra le fotografie dei luoghi che incontra creando una sorta di connessione tra il mio inconscio e le mie dita. I colori, i paesaggi, i visi delle persone che fotografa lungo il cammino sono talmente nitidi nella mia mente da permettermi di descrivervi perfettamente quelle immagini utilizzando soltanto il suono che il pianoforte è in grado di dipingere».
https://dronarivm.com/2017/03/03/lorenzo-masotto-aeolian-processes/
venerdì 10 marzo 2017
Quasimodo: “Episteme Of A Dream” [Filibusta Records, 2016]
Dodici tracce riprese al Nutone Lab di Roma nell’aprile 2015 compongono la scaletta di “Episteme Of A Dream”, l’album firmato dai Quasimodo, il quintetto formato da Rino Adamo al violino elettrico, Claudio Riggio alla chitarra elettrica, Alessandro Giachero ai synth, Filippo Manni all’elettronica e Giuseppe Sardina alla batteria. La loro è una visione musicale libera da schemi precostituiti, sostenuta da una netta voglia di esplorazione formale, dall’equilibrata osservanza del reciproco ascolto e da una sorta di “coraggio espressivo” che segna l’intera durata del disco. Quella che si ascolta è una lunga improvvisazione fatta sia di momenti caratterizzati da pochi suoni, che sembrano gocce capaci di spezzare il silenzio, sia di continue interazioni in grado di creare grovigli, spirali e attriti sonori.
Marco Pacassoni Quartet: “Grazie” [Nasswetter Music Group, 2017]
Con questo album il vibrafonista e compositore Marco Pacassoni ringrazia il padre Giorgio, che attraverso il proprio figlio ha realizzato il sogno di riuscire a creare musica, e di farne una ragione di vita. Come di consueto Pacassoni si avvale del suo consolidato quartetto, già apprezzato in altri episodi discografici, completato da Matteo Pantaleoni alla batteria, Lorenzo De Angeli al basso ed Enzo Bocciero al pianoforte, il quale, nel discorso d’insieme, risulta decisivo per assemblare la cifra melodica, sempre cantabile, che caratterizza questa realtà. Temi che si poggiano su strutture ritmiche a volte coinvolgenti, ma che in certi passaggi, vedi nel brano One Day che ospita la chitarra classica di Riccardo Bertozzini e il flicorno di Amik Guerra, sanno essere discrete, favorendo così le esposizioni soliste. Nel complesso si tratta di un album dal respiro timbrico ampio, curato nelle scelte e nei dettagli, suonato da musicisti dall’elevata sensibilità sia formale sia espressiva.
mercoledì 8 marzo 2017
Molester sMiles: “Social Music” [M.I.L.K., 2016]
Dedito da diversi alla figura e all’arte di Miles Davis, il chitarrista Enrico Merlin assembla i Molester sMiles, collettivo di musicisti composto da Massimiliano Milesi ai sassofoni, Achille Succi al sassofono contralto e clarinetto basso, Giancarlo Tossani al Fender Rhodes, laptop ed elettronica, Giacomo Papetti al basso elettrico e Filippo Sala alla batteria. La loro principale fonte d’ispirazione è il cosiddetto “periodo elettrico” di Miles, il momento in cui il leggendario trombettista metteva in connessione sonorità acustiche ed elettriche, sperimentando forme e modi alla ricerca di territori espressivi altri. Nel loro “Social Music” i Molester sMiles operano un lavoro lontano dalle rivisitazione fine a sé stessa (di Miles sono rielaborati un paio di brani) e costruiscono una propria estetica che predilige sonorità funky, atmosfere che richiamano sì gli anni Settanta, ma con piglio di stretta attualità, anche grazie all’utilizzo di effetti ed elettronica. C’è della melodia nei temi proposti e ci sono passaggi solisti più inclini alla forma libera, in un insieme che emana una netta voglia di sperimentare, provare e azzardare soluzioni.
giovedì 2 marzo 2017
Luisiana Lorusso – Claudio Filippini: “My Billie’s Blue”
Luisiana Lorusso, voce e violino, e Claudio Filippini, pianoforte, danno forma al loro personale omaggio a Billie Holiday, attraverso una scaletta che ripercorre dodici brani che hanno reso celebre il mito di Lady Day, arrangiati con misura e originalità. L’album trova il suo motivo di distinzione negli abbinamenti timbrici del duo, nella loro profonda sensibilità interpretativa e in un movimento complessivo lontano da ogni sorta di prevedibilità. La voce della Lorusso si lascia apprezzare per il controllo dinamico e per una stoffa interpretativa di pregio; Filippini rende un pianismo camaleontico, ora pronto nell’accompagnare con discrezione, poi sugli scudi grazie a un playing swingante e cantabile.
Nota: Con questo progetto il duo supporta Terre des Hommes Italia in Iraq a sostegno dei bambini e delle famiglie di profughi siriani nei campi di Erbil Basirma e Mosul.
mercoledì 1 marzo 2017
Alessandro Rossi Quartet: “Emancipation” [CAM Jazz, 2017]
Per il suo album d’esordio il batterista e compositore Alessandro Rossi organizza un quartetto capace di legare sonorità elettriche e acustiche completato da Andrea Lombardini al basso, Massimo Imperatore alla chitarra elettrica e Massimiliano Milesi che alterna tenore, soprano, clarinetto e diamonica. I brani originali, otto in una scaletta che prevede anche la rilettura di Punjab di Joe Henderson e Lithium dei Nirvana, sono caratterizzati dall’alternanza di situazioni formali, che variano da alcuni slanci in solo, diversi dialoghi in duo, per esempio tra sax e chitarra, e continue interazioni d’insieme. Inoltre, “Emancipation”, si distingue per le ampie vedute espressive, cha abbracciano sia certe derivazioni rock, vedi alcuni passaggi catalogabili come "aggressivi", sia il jazz comunemente inteso, nella sensibilità melodica e ritmica complessiva, che denunciano una già definita personalità, del leader e dei suoi compagni di viaggio.
























