giovedì 10 settembre 2015

Tim Berne’s Snakeoil: “You’ve Been Watching Me” [ECM, 2015]

Nel nuovo lavoro “You’ve Been Watching Me” gli Snakeoil guidati da Tim Berne accolgono in line up il chitarrista Ryan Ferreira, grazie al quale la tessitura timbrica del quintetto, già ampia e diversificata, assume nuove screziature. Ne deriva un album dove Berne mette in mostra la consueta inclinazione nel sapere esplorare mondi sonori nuovi, ed eventuali, forte della sua estesa veduta espressiva, spesso alimentata da improvvisazioni fluenti e ricche di contenuti immaginifici. In scaletta troviamo sia punti di riferimento alla discografia passata del leader, come nell’iniziale Lost In Redding, un brano multiforme e pieno di cortocircuiti timbrici, sia situazioni vicine alla tipica concezione ECM, con movimenti essenziali, sospesi. Lavoro dalle diverse chiavi di lettura, riferibile a una contemporaneità colta e misurata, e anche feroce nel suo saper essere libera da immediati riferimenti stilistici.

mercoledì 9 settembre 2015

Odwalla: “Uomo invisibile” [Autoprodotto, 2015]

Sono state registrate dal vivo al Teatro Giacosa di Ivrea il 20 marzo 2015 le sette tracce di “Uomo invisibile”, il nuovo progetto targato Odwalla, l’ensemble che, come da radicata tradizione, unisce percussioni, voci femminili e danza. L’album, autoprodotto per scelta, come lo stesso Barbiero evidenzia in una nota stampa, si ispira ai testi di Ralph Waldo Ellison (“Uomo invisibile”) e Hans Christian Andersen (“I vestiti nuovi dell’imperatore”), e mette in connessione pensiero e musica attraverso l’uso della parola recitata, della voce strumento e delle intrigate linee melodiche prodotte da vibrafono e marimba. Centrale, nei significati dell’intero album, è il riferimento al ritmo, inteso sia come pulsazione metronomica sia come proiezione di stati d’animo, dai passaggi chiaroscurali, accennati, ai momenti di saturazione, ipnotici e oscillanti. Quella di Odwalla è musica che prende forme sempre diverse, dalle radici afro-centriche ai movimenti di contemporaneità espressiva, senza mai perdere di vista l’originalità e la coerenza di uno stile proprio e riconoscibile

martedì 8 settembre 2015

Walter Beltrami: “Looperville” [Onwire Records, 2015]

Tredici tracce, perlopiù improvvisate durante la seduta di registrazione, compongono la scaletta di “Looperville”, l’album in solo realizzato dal chitarrista Walter Beltrami. Nei brani scritti, come in Super 8, emerge la vena melodica di Beltrami, capace di disegnare temi cantabili, fluidi, mentre nella maggior parte del programma troviamo situazioni spigolose, sperimentali, all’occorrenza prossime al noise. Ne deriva un mondo sonoro ampio e diversificato, dove intervengono anche percussioni, voci, strumenti giocattolo e un sostanzioso utilizzo di macchine elettroniche applicate alla chitarra. Nell’insieme il lavoro trova il suo segno distintivo nell’originalità delle intenzioni di Beltrami, il quale, tenendosi a distanza di sicurezza dagli stereotipi di genere, realizza idee concrete con un personale approccio allo strumento.

giovedì 3 settembre 2015

Giuseppe Bassi – Domenico Sanna: “Just You, Just Me” [Albóre Records, 2015]

«Erano dieci anni che non sentivo alcuno stimolo che mi muovesse a comporre un disco che mi vedesse protagonista. Ci è voluto un incontro. L’incontro con Domenico Sanna». Sono queste le parole con le quali Giuseppe Bassi introduce le note di copertina di “Just You, Just Me”, l’album che il contrabbassista realizza in duo con il pianista Domenico Sanna. Nella scaletta proposta, dove si incontrano sia brani originali sia standard come Lush Life di Billy Strayhorn, confluisce il dialogo tra i due protagonisti, dal quale traspaiono diversi motivi d’interesse, rintracciabili nel loro senso del blues, nell’eleganza espressiva, nell’empatia e nel rispetto degli spazi formali. Il pianoforte si Sanna è spesso in risalto nelle esposizioni tematiche, mentre Bassi mette in evidenza un suono dalla dinamica corposa, ma capace di accarezzare i temi con piglio elegiaco.

martedì 1 settembre 2015

Jazz World Photo 2015: intervista al vincitore Andrea Rotili

Il fotografo marchigiano Andrea Rotili ci parla della sua passione per la fotografia jazz, da come è nata fino al recente conseguimento del prestigioso premio Jazz World Photo 2015

Come è nata la passione per la fotografia e perché proprio per la fotografia in ambito jazzistico? La passione per la fotografia è nata trent’anni fa dall’interesse per le varie forme d’arte e per amore della natura. Ho sentito il bisogno di fermare dei momenti, di descriverli con un’immagine. All’inizio ho affiancato sempre dei professionisti per migliorare la tecnica e fare esperienza sul campo. Parallelamente ho iniziato ad ascoltare musica jazz, preferendo il jazz fusion, e quattro anni fa è scoccata una scintilla che mi ha dato la spinta per unire le due cose diventando un fotografo specializzato di musica jazz.

La vittoria del Jazz World Photo 2015 cosa rappresenta nel tuo percorso professionale? Questo premio rappresenta uno dei maggiori riconoscimenti in ambito fotografico jazz. È la consapevolezza che l’apice è stato raggiunto, dopo anni di sacrifici, ed è sì un importante punto di arrivo, ma è soprattutto un punto di partenza per nuovi stimoli e obiettivi da raggiungere.

La foto con la quale hai vinto il premio ha una storia particolare? La foto è stata scattata durante il soundcheck del gruppo Doctor 3 in occasione del festival Umbria Jazz del 2014, al Teatro Morlacchi di Perugia. Il teatro era vuoto, le luci soffuse, il contrabbassista Enzo Pietropaoli stava provando, c’era un atmosfera surreale, descritta in maniera eccellente dalle sue stesse parole: «Nell’immagine c’è una grande solitudine che mi circonda e mi avvolge con calore rassicurante, vedo un uomo nel centro dell’arena, armato solo delle proprie emozioni, forte e fragile allo stesso tempo, e c’è un grande senso di concentrazione, una grande applicazione in quello che sta cercando di fare». Ho percepito le sue emozioni, le ho sentite mie ed è nata questa foto.

Quali sono i segni distintivi di una tua foto rispetto a quelle dei tuoi colleghi? Ogni collega, professionista o meno, ha un suo modo di scattare, e questo è il bello della fotografia. Riuscire a far riconoscere le tue foto fra tante, significa avere un marchio di fabbrica che ti contraddistingue. Per le mie foto, preferisco citare un’affermazione di un visitatore della mia mostra fotografica “JAZZ in Black & Color”, secondo il quale le mie foto “suonano”.

Quale attrezzatura utilizzi e per quali motivi ti sei orientato su queste scelte? Da sempre utilizzato Canon, perché per un periodo ho fatto anche fotografia sportiva e per quel genere la ritengo superiore per il parco ottiche. Ora ho affiancato una Leica per dei progetti che sto sviluppando.

Quali sono i tuoi prossimi impegni? A breve realizzerò un servizio sulla giornata del Jazz italiano per L’Aquila, alcuni festival jazz in Italia e servizi per alcuni musicisti. Inoltre, sto lavorando a un nuovo progetto ancora in fase embrionale, ma a riguardo vorrei incuriosire un po’ i lettori…

Hai un sogno da realizzare? Il sogno è di pubblicare un libro fotografico, forse ispirato da grandi fotografi quali William Claxton e Herman Leonard. Mi piacerebbe creare qualcosa che rimanga nel tempo.

lunedì 31 agosto 2015

Franco D'Andrea: in uscita il 4 settembre "Three Concerts - Live At The Auditorium Parco della Musica"


Il prossimo 4 settembre la Parco della Musica Records renderà omaggio a uno dei migliori pianisti contemporanei, Franco D’Andrea, con la pubblicazione di un cofanetto composto da tre dischi, che contengono le registrazioni dal vivo dei tre concerti tenuti tra il 2013 e il 2014 all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
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Le registrazioni testimoniano l’intensa attività concertistica di D’Andrea, che spazia dal piano solo, al sestetto, con cui D’Andrea ha già pubblicato per la PMR il disco "Monk And The Time Machine" e con cui ha ottenuto il Top Jazz 2014 come migliore formazione, a un progetto speciale in trio con Dave Douglas e Han Bennink concepito in esclusiva per l’Auditorium Parco della Musica.

mercoledì 15 luglio 2015

Fabrizio Mocata: “Letter From Manhattan” [Alfamusic, 2015]

In “Letter From Manhattan” troviamo George Garzone nelle vesti di musicista ospite del trio capitanato da Fabrizio Mocata, con Ferenc Nemeth alla batteria e Marco Panascia al contrabbasso. In scaletta dieci brani, tutti firmati dal pianista siciliano, dove albergano sonorità hard bop e mainstream, tradotte con profondità espressiva dagli interpreti. Mocata si ritaglia spazi solisti discreti, vedi l’introduzione della conclusiva Conversation, dai quali emerge la sua ispirata vena melodica, principale caratteristica dei temi proposti, che conduce l’ascolto su percorsi lineari, cantabili. La sua scrittura prevede finestre espressive anche per gli altri musicisti, per un insieme compatto e in equilibrio tra passaggi muscolari, dal tratto ritmico marcato, e situazioni vellutate e introspettive.

lunedì 13 luglio 2015

Paolo Damiani Double Trio: “Seven Sketches In Music” [Parco della Musica Records, 2015]

Paolo Damiani prende spunto creativo da sette opere dell’architetto Renzo Piano per dare forma all’album “Seven Sketches In Music”. Al suo fianco organizza un doppio trio composto da Michele Rabbia alle percussioni ed elettronica, Rosario Giuliani ai sax, Daniele Tittarelli al flauto e soprano, e Marco Bardoscia al contrabbasso. È lo stesso Damiani a descriverci le intenzioni di questo lavoro: «Le architetture prese come oggetto hanno un filo rosso che le accomuna, che è la loro leggerezza. Sono degli spazi molto “trasparenti”, pieni di luce, sono fatti di vetro, di acciaio. Ho voluto pensare a una struttura musicale che in qualche modo riflettesse questi aspetti. Ho cercato di eliminare gli strumenti armonici che tendono ad appesantire le strutture, quindi senza pianoforte e chitarra, strumenti che di solito compaiono nelle mie produzioni». Quello che ne deriva è un album diverso dai lavori che solitamente coinvolgono il violoncellista e compositore. Si tratta di musica che non manca della consueta liricità, ma raggiunta attraverso un attento lavoro sui timbri, sull’essenzialità di certe dinamiche e sull’equilibrio delle parti. Le intelaiature ritmiche sono flessibili, si rendono minime in certi passaggi e dal tratto più marcato in altri. Michele Rabbia si rivela dunque come l’elemento decisivo negli ingranaggi pensati da Damiani, che ne sottolinea le doti: «Non è solo un musicista, ma è un poeta, uno che inventa di continuo. Anche l’uso che fa dell’elettronica, così discreto, calibrato, lavorando per sottrazione, restituisce valore a ogni movimento, che sia un colpo di tamburo o di piatto. Gli basta pochissimo per dare un colore e un timbro a quello che fa».

Nota: le opere che hanno ispirato questo lavoro sono, Theater am Potsdamer Platz Berlino; Prometeo Musical Space Venezia; Auditorium Giovanni Agnelli Torino; Ircam Parigi; Auditorium Paganini Parma; Auditorium Parco della Musica Roma; Centre Culturel Jean Marie Tjibaou Noumea.

giovedì 9 luglio 2015

William Tatge + Last Call: “Borderlands” [Parco della Musica Records, 2015]

Nasce nel 2007 il progetto Last Call, quando William Tatge, Francesco Ponticelli e Dan Kinzelman registrano un demo con la denominazione di Move. Francesco Ponticelli ci racconta il percorso che ha poi portato il trio, con l’aggiunta del batterista Stefano Tamborrino, a diventare quartetto e alla realizzazione di “Borderlands” per la Parco della Musica Records: «Con William e Dan abbiamo iniziato a suonare lavorando su pezzi originali e sull’improvvisazione radicale. I due campi, lontani, possono avere un filo che li unisce profondamente. Non saprei dire bene cosa sia questa corrispondenza tra scrittura e improvvisazione, ma sicuramente si tratta di un certo modo di vivere la musica. Stefano Tamborrino ha aggiunto spessore al progetto, dal momento che è un grande compositore estemporaneo della batteria. Il cambiamento decisivo è stato che William si è preso la “responsabilità” di questo gruppo, il che è stato fondamentale per arrivare all’uscita del disco che concretizza tutto il lavoro svolto finora». La musica che si ascolta nelle otto tracce proposte rimanda a un’idea di forte coesione tra gli interpreti, i quali seguono le partiture e intraprendono tangenti d’improvvisazione in un flusso espressivo unico, dove si sublimano forme e strutture in divenire. Interplay quasi tangibile, Kinzelman lirico al tenore in diversi passaggi, il basso di Ponticelli sempre corposo, Tamborrino flessibile e discreto, per un insieme che Tatge correda di momenti d’introspezione, essenzialità e avanguardia.

martedì 7 luglio 2015

Luca Dell’Anna: “Symbiont” [Auand, 2015]

Completato da Danilo Gallo al contrabbasso e Michele Salgarello alla batteria, il trio del pianista Luca Dell’Anna propone dieci tracce originali, tutte firmate dal leader, che esplorano, stando alla nota di presentazione, «il rapporto tra l’uno e il molteplice, sia nel senso della collettività determinata da un insieme di individui simbiotici, sia celebrando la bellezza della complessità dell’Ego e dell’individuo, formato a sua volta da un numero di strati caotici, ma simbiotici». Tradotta in musica l’intenzione di Dell’Anna si rivela prossima a un continuo rimando di significati e idee melodiche, che sono a volte aspre e nervose, come nell’iniziale Symbiont, su strutture formali flessibili, mai inclini a situazioni di comodo e lontane da parvenze di prevedibilità. Il nucleo espressivo si sposta di continuo, su traiettorie che incrociano situazioni ritmiche incalzanti e coinvolgenti, vedi The Turk, e atmosfere anche cantabili, come accade in Lapse.

Paolo Bacchetta: “Egon’s” [Auand, 2015]

Si compone si soli originali la scaletta di “Egon’s”, l’album che il chitarrista Paolo Bacchetta pubblica su etichetta Auand prendendo spunto creativo dall’opera del pittore Egon Schiele. Al suo fianco troviamo un anello timbrico di sicuro interesse, composto da Piero Bittolo Bon al sax alto e clarinetto, Giacomo Papetti al basso elettrico e Nelide Bandello alla batteria. Musicisti pronti nel percorrere sentieri espressivi mutevoli e improvvisati, che spaziano da situazioni marcate e d’impatto, come quelle di Egon, a momenti di pura introspezione, come quelli che animano Harbour, un brano denso di rimandi d'idee formali e di riflessioni tra i protagonisti.

Domenico Cartago: “Skylark” [Auand, 2015]

Prodotto da Marco Valente per la sua etichetta Auand, “Skylark” è il lavoro che vede Domenico Cartago a capo di un trio completato da Luca Alemanno al contrabbasso e Mimmo Campanile alla batteria. La scaletta propone una sequenza di standard, come Bouncing With Bud e Naima, dove il pianista e compositore si pone spesso nei primi piani espressivi, mostrando un approccio alle strutture dinamico e mai troppo piegato verso le trame originali. Cartago sa essere sia spigoloso e acido in passaggi come nella monkiana Well You Needn’t, sia morbido e introspettivo come in Skylark. L’unica traccia originale è Nina, un brano che vede il pianista impegnato in un solo lirico e dai riflessi elegiaci.

giovedì 2 luglio 2015

Cettina Donato Trio “Third” [Blue Art, 2015]

Come il titolo lascia intendere “Third” è il terzo lavoro firmato da Cettina Donato, in questa occasione insieme a Vito Di Modugno al basso, Mimmo Campanile alla batteria e Vincenzo Presta al sax, ospite in alcuni brani. La scaletta si compone di soli originali firmati dalla pianista, la quale ci ha detto che: «Nei primi due album avevo inserito degli standard, mentre per questo lavoro ho pensato che era arrivato il momento giusto per dare più spazio alle mie composizioni. Il mio lavoro di arrangiatrice per grandi ensemble mi porta a lavorare su composizioni di altri compositori, quindi ho preferito “rilassarmi” un po’ registrando miei brani con arrangiamenti “ridotti” ai minimi termini». I brani sono frutto delle esperienze di vita fatte da Cettina Donato, o si riferiscono a persone a lei care, come Giò dedicata al fratello minore, ed esprimono i loro significati attraverso temi cantabili, lineari, a volte in contrasto con griglie ritmiche spigolose, in altri casi adagiati su tessiture più morbide. Il tenore di Presta apre vie formali ulteriori, e aggiunge motivi d’interesse a un lavoro che, nel suo insieme, emana positività, anche se non mancano i momenti più introspettivi e malinconici, come in Apulia, una ballad introdotta da un elegante solo di Cettina Donato.

mercoledì 1 luglio 2015

Claudio Filippini Trio: “Squaring The Circle” [CAM Jazz, 2015]

“Squaring The Circle” celebra in decimo anno di attività del trio composto da Claudio Filippini al pianoforte, Luca Bulgarelli al contrabbasso e Marcello Di Leonardo alla batteria. La loro è una realtà rodata, e pronta nell’approcciare i nove standard proposti con piglio singolare. I temi melodici dei brani, tra i quali troviamo classici come A Night In Tunisia e Moon River, sono spesso un pretesto per la personale visione d’arrangiamento del trio, che prevede, oltre ai passaggi improvvisati dei singoli, anche un equilibrato utilizzo di tastiere ed effetti. Armonie riviste con personalità, citazioni in filigrana, improvvisazione e unione d’intenti sono elementi sui quali si fonda questo lavoro, e la sensazione, netta, è quella di trovarci al cospetto di un nuovo inizio, un punto di svolta per il trio, come ci ha confermato Claudio Filippini: «Un paio di anni fa cominciavo a pensare che avessimo esaurito le nostre possibilità espressive, ma per fortuna mi sono dovuto ricredere. C’è sempre più intesa tra di noi e i concerti ne sono una conferma. Il trio si sta evolvendo, e nelle performance recenti diamo molto spazio all’improvvisazione e inseriamo i brani originali “a chiamata”. Inoltre, ci siamo organizzati per realizzare le parti elettroniche dal vivo come su disco, e questo è uno stimolo enorme per tutti e tre».

sabato 27 giugno 2015

Rosario Di Rosa Trio: “Pop Corn Reflections” [NAU Records, 2015]

Il pianista Rosario Di Rosa mette a reagire il minimalismo di Steve Reich, il jazz in senso stretto e alcune componenti di musica elettronica per dare corpo al suo “Pop Corn Reflections”, l’album edito da NAU Records realizzato in trio con Paolo Dassi al contrabbasso e Riccardo Tosi alla batteria. Lo stesso Di Rosa, pianista eclettico e pronto al cambio di direzione espressiva, ci ha dichiarato i significati di questo progetto, che per lui rappresenta: «L’inizio di un punto di vista diverso sulla musica, fatto di sintesi e di visione prima che di note e accordi. Il tentativo di incanalare l’improvvisazione del jazz in ambiti inconsueti, distanti da approcci aleatori e molto vicini a logiche compositive proprie della musica di oggi». Quella che si ascolta nei nove brani in programma è un’estetica capace di allontanarsi con disinvoltura dalle consuetudini di genere, seguendo strategie compositive spesso essenziali, che poi convergono in un insieme complesso che prevede serialità, melodie cantabili, momenti d’astrazione, matrici ritmiche flessibili e passaggi dal tratto introverso. L’album mostra diversi spunti d’interesse, e si rivolge a un ascoltatore pronto all’esplorazione di sorprendenti scenari sonori.

venerdì 26 giugno 2015

David Torn: “Only Sky” [ECM, 2015]

In “Only Sky” il chitarrista David Torn disegna in solitudine uno scenario di matrice ambient, dove la sovrapposizione dei piani sonori, spesso a lenta sedimentazione, forma figure espressive che oscillano tra essenzialità e introspezione. Torn arricchisce l’estetica delle nove tracce in programma, tutte autografe, attraverso l’utilizzo dell’oud elettrico, e dirige la propria ricerca sonora partendo da piccole cellule di poche note fino a situazioni cortocircuitali. Melodie levigate e spigolose distorsioni si danno una certa alternanza, in un continuo disorientamento di umori e significati.

martedì 23 giugno 2015

Mattia Cigalini: “Astrea” [CAM Jazz, 2015]

“Astrea” contiene sette nuovi brani di Mattia Cigalini, in questo episodio coinvolto in un trio completato da Gianluca Di Ienno al pianoforte e Nicola Angelucci alla batteria, con l’aggiunta di White Christmas di Irving Berlin. La scrittura del sassofonista piacentino è la somma di molte influenze, dalla musica contemporanea alla classica, dagli echi balcanici al jazz tradizionale. L’album si distingue per la leggibilità delle melodie, sempre cantabili, che oscillano da momenti essenziali, quasi trasparenti, a situazioni più marcate e colme di note. Cigalini è spesso in primo piano e indaga nuovi sentieri espressivi mostrandosi da diversi punti di vista, da quello intimo di un brano come New Eyes Are Opening, dedicato alla figlia Satie, alla spiritualità di Solstice, ai tratti muscolari di Horus. I microfoni di Stefano Amerio catturano un suono di sassofono diverso dal passato, con maggiore definizione e profondità, come Cigalini stesso ci ha confermato: «Sono da sempre alla ricerca dell’assetto perfetto, ovvero di quella combinazione legata all’imboccatura dello strumento che potesse mettermi totalmente a mio agio. Mi sono adattato a ciò che offriva mercato, ma dopo circa un anno di tempo speso con passione e determinazione ho realizzato l’idea di costruirne un modello su misura per le mie esigenze. Avendo riscosso notevole un interesse tra i colleghi, è nato un marchio di imboccature “Cigalini” che sarà presto disponibile al pubblico, e “Astrea” ne ha tenuto battesimo».

martedì 16 giugno 2015

Erroll Garner: “Concert By the Sea” Box Set

Uscirà il prossimo 18 settembre, tramite Sony Legacy, il cofanetto celebrativo di 3CD “Concert By the Sea” a sessant'anni di distanza dal concerto che Errol Garner tenne a Carmel, California, con Eddie Calhoun al contrabbasso e Denzil Best alla batteria.

Si tratta della registrazione completa del live, rimasterizzata in digitale, con l'aggiunta di tracce inedite e un'intervista al trio realizzata dopo il concerto.

lunedì 15 giugno 2015

Bill Evans: “Complete Fantasy Recordings”

Uscirà il prossimo 17 luglio, tramite Concord Music Group, la ristampa del cofanetto di nove CD dedicato a Bill Evans dal titolo "The Complete Fantasy Recordings Of Bill Evans".

Si tratta di una nuova confezione che comprende il lavoro completo svolto da Evans per l'etichetta Fantasy durante il periodo 1973-1980. L'edizione comprende anche un'intervista inedita del 1978, un libretto illustrato di sessantadue pagine contenente un saggio del critico musicale e biografo Gene Lees.

venerdì 12 giugno 2015

Fulvio Sigurtà: “The Oldest Living Thing” [CAM Jazz, 2015]

C’è la spinta ritmica, discreta e costante, del basso elettrico di Steve Swallow alla base del trio che il trombettista Fulvio Sigurtà completa con Francesco Casagrande alle chitarra acustica. Fatta eccezione per Nuovo Cinema Paradiso di Ennio Morricone, il programma presenta solo brani originali, firmati da Sigurtà e Casagrande, che hanno un colore timbrico definito nelle dinamiche, colmo di valore espressivo e formalmente organizzato in modo da esaltare le qualità liriche dei singoli. Le melodie risultano cantabili e le atmosfere sono misurate, a volte malinconiche, e per certi tratti poetiche ed evocative. Il trio riserva grande importanza al concetto di spazio, non sovrapponendo i suoni in una musica che respira e si espande con estrema eleganza.

mercoledì 10 giugno 2015

Keith Jarrett: “Creation” [ECM, 2015]

Tokyo, Toronto, Parigi e Roma. Dai concerti in piano solo del 2014 tenuti in queste quattro città, Keith Jarrett ha scelto il repertorio del suo nuovo capitolo discografico per ECM. “Creation” contiene nove brani improvvisati, legati da un’ideale filo melodico, spesso misurato, malinconico, pieno di note e pause calibrate. Jarrett si esprime attraverso la cantabilità dei temi, risolti in pieno relax e senza mai andare incontro a eccessi di stile e tecnica, centrando così una semplicità espressiva elegiaca. Nell’insieme il lavoro riflette significati profondi, tradotti da un modo di approcciare, e creare, la materia sonora carico di spontaneità, e con la consapevolezza di camminare sempre in equilibrio sul bordo di un, eventuale, capolavoro.

Andy Sheppard Quartet: “Surrounded By Sea” [ECM, 2015]

Nell’agosto 2014, all’Auditorium Stelio Molo RSI di Lugano, Andy Sheppard è affiancato da Eivind Aarset alla chitarra, Michel Benita al contrabbasso e dal batterista Sebastian Rochford. Ne scaturisce una scaletta di dodici brani che include alcuni nuovi originali, la rivisitazione di I Want To Vanish di Elvis Costello e tre variazioni del tradizionale gaelico Aoidh, Na Dean Cadal Idir. Il tratto espressivo dell’intero lavoro passa spesso attraverso il soffio di Sheppard, impegnato sia al tenore sia al soprano, il quale è sostenuto da una tessitura ritmica che vede in Aarset, e il suo relativo apporto di effetti e brevi loop, l’elemento di maggior rilievo. I movimenti del quartetto evidenziano dinamiche ben definite e liberano melodie che trovano sia passaggi di cantabilità sia momenti di contrazione, per un’equilibrata alternanza di umori.

martedì 9 giugno 2015

Francesco Cusa & The Assassins: “Love” [Improvvisatore Involontario, 2015]

È lo stesso Francesco Cusa a descrivere sul sito di Improvvisatore Involontario le intenzioni di questo suo progetto artistico: «The Assassins è una nuova formula di quartetto, un progetto che eredita l’approccio compositivo del mio precedente gruppo Skrunch. The Assassins, grazie alle specifiche caratteriste dell’Hammond (suonato da Giulio Stermieri, NdR), si apre a certe influenze e sonorità più vicine al funk e al jazz». Per quanto riguarda il valore espressivo di “Love” risulta decisiva la presenza di Flavio Zanuttini alla tromba e di Cristiano Arcelli all’alto, dal momento che i due instaurano spesso dialoghi o prendono tangenti soliste che trascinano il sound del gruppo verso territori lontani da consuetudini e cliché. Le forme sono spesso in divenire, e nelle sette tracce in programma si attraversano stanze timbriche sfaccettate, che godono anche di una componente elettronica che ne amplia l’apertura di compasso. Dall’insieme emerge un retrogusto vagamente zappiano, inteso come capacità di plasmare la materia sonora con intraprendenza e intelligente ironia.

Costanza Alegiani: “Fair Is Foul And Foul Is Fair” [Improvvisatore Involontario, 2014]

Idealmente ispirato al “Macbeth” di Shakespeare e all’ “Otello” di Verdi, e nello specifico ad alcuni personaggi delle due opere, questo lavoro vede impegnata Costanza Alegiani, voce e conduction, tra brani da lei composti e improvvisazioni di gruppo, dove danno una libera visione espressiva i musicisti coinvolti, tra i quali segnaliamo Thijs Troch al pianoforte e Ben De Greef al sax alto. L’album propone passaggi free, recitazione teatrale, visioni poetiche, angoli ballad misurati e timbricamente equilibrati, per una miscela di stile e di forme molto originale, capace di trovare la coniugazione del proprio verbo attraverso l’ascolto d’insieme.

mercoledì 3 giugno 2015

BNY Mellon Jazz 2015 Living Legacy Award a Gary Bartz

Il sassofonista Gary Bartz riceverà il "BNY Mellon Jazz 2015 Living Legacy Award", in una cerimonia presso il John F. Kennedy Center for Performing Arts di Washington, il prossimo 16 ottobre. Il premio, sponsorizzato dalla compagnia BNY Mellon, viene assegnato ai musicisti che si sono distinti in termini di prestazioni artistiche e di insegnamento.

Nell'albo d'oro del premio troviamo i nomi di, tra gli altri: Muhal Richard Abrams, Phil Woods, Roy Haynes, Barry Harris, Jimmy Heath, Kenny Barron, Benny Golson e altri ancora.