Con “Piano verticale” Antonio Fresa intende dare il via a una trilogia tematica, e formale, dedicata al pianoforte, strumento attraverso il quale esprime la propria arte e il suo modo di intendere la comunicazione. Spesso associato alla musica da film, il pianista partenopeo realizza un album dove l’elemento visuale, scaturito da un pianismo incentrato sulla cantabilità melodica e sulla costruzione di “orizzonti espressivi”, risulta essere elemento centrale, necessario e vitale in ognuna delle otto tracce in scaletta. Diverse sono le forme proposte: dal piano solo al duo con la tromba di Luca Aquino, dalle interazioni con gli archi agli interventi di vibrafono, percussioni e fiati.
オブリーク・ストラテジーズ / косые стратегии / oblique strategies / schuine strategieën / استراتيجيات منحرف / skrå strategier / 斜策略 / las estrategias oblicuas / তির্যক কৌশল / schräg strategien / אַבליק סטראַטעגיעס / stratégies obliques / kēlā papa kōnane o / kosi strategije
martedì 29 ottobre 2019
Antonio Fresa: “Piano verticale” [The Writing Room, 2019]
lunedì 28 ottobre 2019
Giovanni Guidi: “Avec le temps” [ECM, 2019]
In questa nuova uscita per ECM Giovanni Guidi si avvale della collaborazione di Francesco Bearzatti (sax) e Roberto Cecchetto (chitarra), due “voci soliste” che vanno ad arricchire le linee formali messe dei consueti compagni di viaggio Thomas Morgan (contrabbasso) e João Lobo (batteria). Guidi realizza un album dal profondo valore estetico, emozionale ed espressivo. Il suo è un pianismo capace di lambire vette di estrema cantabilità melodica, come nell’iniziale Avec le temps, il brano di Léo Ferré reinterpretato in trio con misura e grazia, o di contribuire a una sottile, quanto tangibile, tensione espressiva. La conclusiva Tomasz è una sentita dedica alla figura, venuta a mancare lo scorso anno, di Tomasz Stanko.
martedì 22 ottobre 2019
►Michel Reis: “Short Stories” [CAM Jazz, 2019]
È un percorso di quattordici brani quello che il pianista lussemburghese Michel Reis mette insieme nel suo “Short Stories”, l’album in solo che pubblica per la CAM Jazz di Ermanno Basso. Si tratta di un lavoro capace di emanare profonde sensazioni di intimità espressiva, tradotta in brani misurati e raccolti attorno a una forte idea di essenzialità. Il pianismo di Reis non conosce né addizioni fuori luogo né passaggi privi di significati, in un album dove si intersecano l’eleganza e la pulizia del suo background classico con le curvature jazzistiche.
lunedì 21 ottobre 2019
David Torn, Tim Berne, Ches Smith: “Sun Of Goldfinger” [ECM, 2019]
Si compone di tre lunghe tracce, ognuna oltre i venti minuti di durata, “Sun Of Goldfinger”, l’album che vede protagonisti David Torn (chitarra, effetti), Tim Berne (alto), Ches Smith (percussioni, elettronica), edito dalla ECM di Manfred Eicher. Si tratta di una maglia sonora tessuta attraverso un piglio di spontanea improvvisazione, nella quale confluiscono suoni di diversa matrice, addizioni timbriche (archi, elettronica), tangenti estetiche e continue interazioni. Ne derivano scenari dai colori a tinte forti, saturi e aggrovigliati, capaci anche di piegarsi verso momenti al limite della rarefazione, scura e sinistra, come nella parte centrale di Spartan, Before It Hit.
sabato 19 ottobre 2019
►Fabio Giachino: “At The Edges Of The Horizon” [CAM Jazz, 2019]
Seppur compatto nella sua idea d’insieme “At The Edges Of The Horizon” si rivela come un album dalla doppia personalità espressiva: da un lato troviamo il piano trio capitanato da Fabio Giachino, e completato da Davide Liberti al contrabbasso e Ruben Bellavia alla batteria, sempre elegante, misurato e calibrato in ogni movenza; dall’altro si ascolta il trio arricchito dalla sezione fiati, composta da alto, tenore, clarinetto basso, tromba e trombone, che frantuma ogni incasellamento di genere. Giachino dirige avvalendosi di un pianismo flessibile, guizzante, ritmico, chiaroscurale o lucente a seconda della situazione, arricchendo ulteriormente l’orizzonte estetico con innesti di sonorità elettroniche.
venerdì 18 ottobre 2019
►Ben Van Gelder – Reiner Baas: “Mokum in Hi-Fi” [Doyoumind? Records, 2019]
È un duo molto interessante quello composto da Ben Van Gelder, alto, e Reiner Baas, chitarra elettrica, sia dal punto di vista prettamente formale, e timbrico, sia per la decisa, quanto rodata in diverse live performance, dinamica creativa. Le otto tracce originali del loro “Mokum in Hi-Fi” prendono spesso vita da elementi sparsi, quasi accennati, capaci poi di farsi melodia concreta, dalla lineare cantabilità e dal respiro estetico sempre ampio e profondo. Giovani musicisti in grado di creare una musica matura e dal carattere ben definito.
giovedì 10 ottobre 2019
Bologna Jazz Festival 2019: Intervista a Francesco Bettini
In programma dal 25 ottobre al 26 novembre anche quest’anno il Bologna Jazz Festival si presenta come uno degli appuntamenti più rilevanti a livello internazionale. Nel calendario, pensato con date anche a Ferrara, Modena e Forlì, spiccano i nomi degli headliner: Pat Metheny, Dianne Reeves, Cross Currents Trio, Fred Hersch ed Hermeto Pascoal. Ne abbiamo parlato con il direttore artistico Francesco Bettini
C’è un filo logico o un motivo che unisce le molte proposte in programma? Essendo il Festival una rete di collaborazioni con un’infinità di soggetti è praticamente impossibile individuare un unico percorso tematico. Si cerca di assecondare l’orientamento artistico dei singoli partner pervenendo a un’offerta il più possibile variegata che rappresenti al meglio l’attualità jazzistica internazionale. Per quanto riguarda le sole produzioni dirette dell’associazione capofila del festival, si è cercato in passato di dare linee guida al programma. Per esempio la scorsa edizione è stata dedicata ai larghi organici orchestrali e agli arrangiatori. Tuttavia quest’anno non si è optato per una proposta specifica.
Tra i tanti nomi importanti che presenta in cartellone qual è quello che maggiormente attendi di vedere e perché? Difficile individuare un singolo progetto, direi comunque sul piano puramente personale che tra tutti non avendolo mai goduto dal vivo, attendo con interesse di ascoltare il trio di Fred Hersch. Si tratta oltretutto del più classicamente jazz dei concerti principali del palinsesto e di un nome poco noto ai più, che potrebbe sorprendere positivamente il pubblico.
Qual è la chiave per attrarre pubblico nuovo verso il jazz? Le strade sono molteplici, ma è fondamentale la formazione. Da quasi dieci anni lavoriamo con il Liceo musicale e il Conservatorio di Bologna e più di recente abbiamo esteso la nostra sfera d'azione anche ai più giovani. Collaboriamo inoltre anche con il Museo della musica e siamo promotori di convegni musicologici e giornalistici. Oltre al lato didattico agevoliamo la fruizione degli under 30 con biglietti sensibilmente scontati e collaboriamo con locali attivi sul territorio che propongono jazz dal vivo ad una clientela di ventenni e trentenni.
Il festival non si svolgerà solo a Bologna, ma anche in altre sedi a Ferrara, Modena e Forlì. Come avete organizzato questa fitta rete di appuntamenti? Ferrara è partner storico del festival, fin dalla seconda edizione e il primo direttore artistico del BJF 2006 era Alberto Alberti, punto di riferimento anche della programmazione del Jazz Club Ferrara. Quindi la collaborazioni tra le due città e le rispettive associazioni era inevitabile. Modena si è avvicinata successivamente mentre Forlì è per la prima volta presente quest’anno. Questi e altri partner della Città Metropolitana hanno tutti, per differenti ragioni, affinità con lo scopo sociale della nostra associazione e collaborare quando l’obiettivo è comune risulta piuttosto semplice e immediato. Ci vuole solo tempo per coordinarci ed evitare sovrapposizioni di artisti e di date, ma come dicevo prima, lasciamo ampia libertà di scelta a tutti i partner, considerando la diversità un valore aggiunto.
Come è nata la collaborazione con Altan per la realizzazione della locandina? Dall’esperienza in materia di illustrazione di un altro nostro partner storico, BilBOlbul, il festival internazionale del fumetto che inizia ogni anno quando si conclude il Bologna Jazz Festival. Un passaggio di testimone che avviene sempre attraverso l’immagine coordinata che ogni anno viene affidata a un artista scelto da entrambi i soggetti.
Vi siete posti un obiettivo da raggiungere? L’obiettivo principale è quello di resistere facendo in modo che il bilancio annuale ci tenga a galla per proseguire nel tempo. Fin ora siamo stati bravi perché il programma cresce progressivamente, sia in termini di numeri che di qualità e siamo arrivati al quattordicesimo anno di attività continuativa.
Al termine del festival quale commento ti piacerebbe sentire? “E adesso dove si può andare ad ascoltare qualcos’altro?”. Dopo una scorpacciata di concerti di oltre un mese non dimentichiamo che il Torrione di Ferrara, la Cantina Bentivoglio, il Bravo o il nuovo Camera Jazz Club di Bologna, vanno avanti. Sono i luoghi dove tutto l’anno la programmazione continua a proporre concerti di livello. Il festival è importante, ma non si esaurisce tutto lì. Per esempio subito dopo il festival al solo Jazz Club Ferrara c’è una sequenza concertistica favolosa: The Bad Plus, Chris Potter Circuits, Enrico Rava Special Edition, solo per citarne alcuni.
Dal momento che sei da diversi anni anche il direttore artistico del Jazz Club Ferrara sapresti illustrarci come è cambiato nel tempo il modo di intendere la tua professione?
Quando inizi sei più incosciente, tutto viaggia sulle ali dell’entusiasmo e molto spesso si improvvisa. Mano a mano che si acquisisce esperienza, certi aspetti si automatizzano e non si gira più a vuoto. Tuttavia più ci si professionalizza, più si viene a conoscenza delle criticità di ogni singola fase della produzione e questo genera un mole di lavoro che agli inizi era inimmaginabile. Sul piano più specificamente artistico, in oltre vent’anni di attività, a forza di ascoltare concerti e frequentare artisti, il panorama percettivo si spalanca progressivamente, uscendo dai confini in cui inizialmente si percepiva circoscritto. Si inizia in pratica ad apprezzare linguaggi che prima non si conoscevano o non si comprendevano.
Tutte le info su BJF 2019: https://www.bolognajazzfestival.com/
C’è un filo logico o un motivo che unisce le molte proposte in programma? Essendo il Festival una rete di collaborazioni con un’infinità di soggetti è praticamente impossibile individuare un unico percorso tematico. Si cerca di assecondare l’orientamento artistico dei singoli partner pervenendo a un’offerta il più possibile variegata che rappresenti al meglio l’attualità jazzistica internazionale. Per quanto riguarda le sole produzioni dirette dell’associazione capofila del festival, si è cercato in passato di dare linee guida al programma. Per esempio la scorsa edizione è stata dedicata ai larghi organici orchestrali e agli arrangiatori. Tuttavia quest’anno non si è optato per una proposta specifica.
Tra i tanti nomi importanti che presenta in cartellone qual è quello che maggiormente attendi di vedere e perché? Difficile individuare un singolo progetto, direi comunque sul piano puramente personale che tra tutti non avendolo mai goduto dal vivo, attendo con interesse di ascoltare il trio di Fred Hersch. Si tratta oltretutto del più classicamente jazz dei concerti principali del palinsesto e di un nome poco noto ai più, che potrebbe sorprendere positivamente il pubblico.
Qual è la chiave per attrarre pubblico nuovo verso il jazz? Le strade sono molteplici, ma è fondamentale la formazione. Da quasi dieci anni lavoriamo con il Liceo musicale e il Conservatorio di Bologna e più di recente abbiamo esteso la nostra sfera d'azione anche ai più giovani. Collaboriamo inoltre anche con il Museo della musica e siamo promotori di convegni musicologici e giornalistici. Oltre al lato didattico agevoliamo la fruizione degli under 30 con biglietti sensibilmente scontati e collaboriamo con locali attivi sul territorio che propongono jazz dal vivo ad una clientela di ventenni e trentenni.
Il festival non si svolgerà solo a Bologna, ma anche in altre sedi a Ferrara, Modena e Forlì. Come avete organizzato questa fitta rete di appuntamenti? Ferrara è partner storico del festival, fin dalla seconda edizione e il primo direttore artistico del BJF 2006 era Alberto Alberti, punto di riferimento anche della programmazione del Jazz Club Ferrara. Quindi la collaborazioni tra le due città e le rispettive associazioni era inevitabile. Modena si è avvicinata successivamente mentre Forlì è per la prima volta presente quest’anno. Questi e altri partner della Città Metropolitana hanno tutti, per differenti ragioni, affinità con lo scopo sociale della nostra associazione e collaborare quando l’obiettivo è comune risulta piuttosto semplice e immediato. Ci vuole solo tempo per coordinarci ed evitare sovrapposizioni di artisti e di date, ma come dicevo prima, lasciamo ampia libertà di scelta a tutti i partner, considerando la diversità un valore aggiunto.
Come è nata la collaborazione con Altan per la realizzazione della locandina? Dall’esperienza in materia di illustrazione di un altro nostro partner storico, BilBOlbul, il festival internazionale del fumetto che inizia ogni anno quando si conclude il Bologna Jazz Festival. Un passaggio di testimone che avviene sempre attraverso l’immagine coordinata che ogni anno viene affidata a un artista scelto da entrambi i soggetti.
Vi siete posti un obiettivo da raggiungere? L’obiettivo principale è quello di resistere facendo in modo che il bilancio annuale ci tenga a galla per proseguire nel tempo. Fin ora siamo stati bravi perché il programma cresce progressivamente, sia in termini di numeri che di qualità e siamo arrivati al quattordicesimo anno di attività continuativa.
Al termine del festival quale commento ti piacerebbe sentire? “E adesso dove si può andare ad ascoltare qualcos’altro?”. Dopo una scorpacciata di concerti di oltre un mese non dimentichiamo che il Torrione di Ferrara, la Cantina Bentivoglio, il Bravo o il nuovo Camera Jazz Club di Bologna, vanno avanti. Sono i luoghi dove tutto l’anno la programmazione continua a proporre concerti di livello. Il festival è importante, ma non si esaurisce tutto lì. Per esempio subito dopo il festival al solo Jazz Club Ferrara c’è una sequenza concertistica favolosa: The Bad Plus, Chris Potter Circuits, Enrico Rava Special Edition, solo per citarne alcuni.
Dal momento che sei da diversi anni anche il direttore artistico del Jazz Club Ferrara sapresti illustrarci come è cambiato nel tempo il modo di intendere la tua professione?
Quando inizi sei più incosciente, tutto viaggia sulle ali dell’entusiasmo e molto spesso si improvvisa. Mano a mano che si acquisisce esperienza, certi aspetti si automatizzano e non si gira più a vuoto. Tuttavia più ci si professionalizza, più si viene a conoscenza delle criticità di ogni singola fase della produzione e questo genera un mole di lavoro che agli inizi era inimmaginabile. Sul piano più specificamente artistico, in oltre vent’anni di attività, a forza di ascoltare concerti e frequentare artisti, il panorama percettivo si spalanca progressivamente, uscendo dai confini in cui inizialmente si percepiva circoscritto. Si inizia in pratica ad apprezzare linguaggi che prima non si conoscevano o non si comprendevano.
Tutte le info su BJF 2019: https://www.bolognajazzfestival.com/
mercoledì 2 ottobre 2019
Fabrizio Bai Trio: “Comunque sia…” [Dodicilune, 2019]
Ad affiancare il chitarrista Fabrizio Bai nel suo “Comunque sia…” troviamo Raffaele Toninelli al contrabbasso ed Emanuele Pellegrini alla batteria. Si tratta di un trio affiatato e attivo da diverso tempo, che rilascia un album sviluppato nelle sette tracce originali del leader, nelle quali echeggiano sonorità latine e mediterranee, arricchite da timbri di diversa natura, come, per esempio, l’utilizzo della kalimba e di varie percussioni. Le sette corde della chitarra classica di Bai mantengono una costante tensione nei primi piani espressivi, e producono una profonda cantabilità in tematiche che, se ascoltate nel loro insieme, disegnano un
percorso dal forte appeal. La foto di copertina è firmata da Slava Gerj.
domenica 29 settembre 2019
Francesco Bearzatti – Benjamin Moussay – Roberto Gatto: “Dear John” [CAM Jazz, 2019]
Registrato dal vivo a Prepotto presso l’azienda vinicola Le Due Terre “Dear John” è un omaggio sentito che Francesco Bearzatti, Benjamin Moussay e Roberto Gatto rivolgono alla figura di John Coltrane. A parte il tradizionale One Love e alla rilettura di Dear Lord il resto del programma prevede solo originali firmati da Bearzatti, il quale mette in evidenza le qualità timbriche ed espressive del suo tenore, spesso vertice stilistico del trio. L’album non è il classico lavoro di rivisitazione del repertorio, ma si presenta come fosse un inno alla spiritualità, alla sensibilità e alla profonda consapevolezza artistica di Coltrane.
Régis Huby – Guillaume Roy – Atsushi Sakaï: “Improvisation” [CAM Jazz, 2019]
Régis Huby, Guillaume Roy e Atsushi Sakaï, rispettivamente violino, viola e violoncello, realizzano un lavoro basato sull’improvvisazione, per due lunghi movimenti registrati dal vivo presso l’azienda vinicola Gravner di Oslavia. Ne derivano sonorità spesso dure, aggrovigliate e piene di passaggi dal carattere sinistro e spettrale. Ognuno dei protagonisti è chiamato a direzionare il flusso di idee, e istinti, che trascinano l’ascoltatore verso scenari allucinati e mai prevedibili. Nell’insieme non mancano brevi parentesi cameristiche, dove si ha l’impressione di apparente tregua, pronta da un momento all’altro a volgere in tempesta. La foto di copertina è firmata da Elisa Caldana.
Huw Warren – Mark Lockheart: “New Day” [CAM Jazz, 2019]
Huw Warren al pianoforte e Mark Lockheart ai sassofoni, tenore e soprano, disegnano un percorso di otto brani, registrati dal vivo presso l’azienda vinicola Livio Felluga, che trovano il loro motivo di maggiore interesse nella cantabilità melodica dei temi. “New Day” è un lavoro capace di catturare l’attenzione di chi ascolta grazie alla grande empatia tra i due protagonisti, dalla quale sgorga un continuo rimando di idee, sviluppate attorno a un compatto impasto timbrico. Per tutta la ripresa di avverte un velato senso di malinconia e introspezione, anche se non mancano passaggi dal piglio più guizzante e festoso, come avviene in Clec, uno dei cinque originali firmati da Warren.
venerdì 27 settembre 2019
Mirko Cisilino: “Effetto carsico” [Auand, 2019]
Per il suo debutto nelle vesti di leader il trombettista Mirko Cisilino si avvale di una line up completata da Filippo Orefice (tenore), Beppe Scardino (baritono), Marzio Tomada (basso elettrico) e Marco D’Orlando (batteria). Ne deriva un album dal carattere timbrico, ed estetico, da un lato votato alla cantabilità melodica dei temi proposti, e dall’altro capace di creare la giusta tensione espressiva. Cisilino mette in programma quattordici brani originali, in meno di quaranta minuti, in un percorso che trova sia chiavi di lettura nel singolo passaggio sia in un insieme nel quale si intercettano anche sensazioni bandistiche e spigolature rock oriented.
sabato 21 settembre 2019
Enrico Degani: “In Between” [Honolulu Records, 2019]
Per il suo “In Between” il chitarrista Enrico Degani affida un largo spazio espressivo alla voce di Diana Tarto, e si avvale della presenza del percussionista Michele Rabbia per spostare gli equilibri formali ed estetici verso una misurata sperimentazione. Degani applica uno studio di accordature per quarti di tono nelle tracce proposte, in un percorso dove si intersecano sonorità di chitarra classica, chitarra preparata, percussioni ed elettronica. Ne deriva una tessitura pregiata, dalla sfuggente classificazione stilistica e dai molteplici spunti di interesse.
giovedì 19 settembre 2019
Andrea Molinari: “51”, [Ropeadope Records, 2019]
Troviamo Camilla Battaglia, voce in quattro dei nove originali presenti in scaletta, tra gli ospiti del nuovo lavoro del chitarrista Andrea Molinari, per l’occasione in quartetto con Enrico Zanisi al pianoforte e tastiere, Matteo Bortone al contrabbasso ed Enrico Morello alla batteria. L’album emana un suono d’insieme in equilibrio tra la cantabilità dei temi – messi in evidenza dal prezioso pianismo di Zanisi - e una positiva tensione di interplay, in due brani intensificata dagli interventi del trombettista Alessandro Presti. Da segnalare nella title track la presenza della soprano Clementina Regina, per un passaggio immaginifico e inatteso.
mercoledì 18 settembre 2019
Vittorio Solimene: “Urlo piano” [Auand, 2019]
A incrementare la “piano series” del catalogo Auand arriva “Urlo piano”, l’album che Vittorio Solimene – all’esordio nel ruolo di leader - firma in trio con Francesco Ponticelli al contrabbasso e Riccardo Gambatesa alla batteria. Classico assetto dunque, per un lavoro che il giovane pianista – già apprezzato in altri scenari all’organo Hammond - decide di aprire con la rilettura di El Gaucho di Wayne Shorter, brano che insieme a Quiet Now di Denny Zeitlin si inserisce in una serie di originali. Nell’insieme si ascolta un orizzonte sonoro caratterizzato da melodie cantabili e temi costruiti attorno al pianismo di Solimene, sempre ricco di spunti creativi e che non conosce “vuoti” espressivi.
martedì 17 settembre 2019
Doctor 3: “Canto libero” [Via Veneto Jazz / Jando Music, 2019]
A distanza di cinque anni dal precedente album omonimo, i Doctor 3 tornano in sala di registrazione per incidere “Canto libero”, un lavoro completamente dedicato alla rivisitazione del repertorio firmato da Lucio Battisti e Mogol. Dieci brani, ai quali si aggiungono tre brevi parentesi di improvvisazione, nei quali Danilo Rea (pianoforte), Enzo Pietropaoli (contrabbasso) e Fabrizio Sferra (batteria) solcano le coordinate melodiche dei temi proposti senza stravolgerne l’essenza estetica, rendendole immediatamente riconoscibili e aggiungendo, con estrema misura, dei soggetti personali. L’album si rivela compatto ed emana un’equilibrata godibilità d’insieme.
lunedì 16 settembre 2019
Rosario Bonaccorso Quartet feat. Stefano Di Battista: “A New Home” [Via Veneto Jazz / Jando Music, 2019]
«La musica di questo nuovo cd rappresenta un omaggio alla vita, questo grande regalo che ci viene offerto di vivere […]». Con queste parole di profonda riflessione il contrabbassista e compositore Rosario Bonaccorso introduce l’album “A New Home”, che realizza con una line up di formidabile levatura espressiva, e tecnica, completata da Stefano Di Battista, alto e soprano, Fulvio Sigurtà, tromba e flicorno, Enrico Zanisi, pianoforte, e Alessandro Paternesi, batteria. In scaletta il leader propone undici suoi originali segnati da una spiccata cantabilità melodica, affidata spesso alle voci soliste di Sigurtà e Di Battista, e dal coinvolgente interplay tra gli interpreti, misurato o torrenzialie a seconda dello scenario tematico.
venerdì 13 settembre 2019
Gabriele Mirabassi - Enrico Zanisi: “Chamber Songs” [CAM Jazz, 2019]
Gabriele Mirabassi (clarinetto) ed Enrico Zanisi (pianoforte) costruiscono un programma principalmente basato su brani del compositore tedesco Robert Schumann, e con l’inserimento di alcuni passaggi dalla diversa origine, come So In Love di Cole Porter. L'insieme vive in un’ambientazione misurata e cameristica, come il titolo dell’album lasciava intendere, con alcune parentesi dal piglio maggiormente fuori schema, dove il clarinetto di Mirabassi si rivela ora a favore della cantabilità dei temi, poi guizzante e imprevedibile. Notevole il solo di Mirabassi in Besame mucho, per la gioia dei presenti a questa ripresa dal vivo presso l’azienda vinicola Tonutti di Adegliacco.
giovedì 12 settembre 2019
Filippo Vignato – Hank Roberts: “Ghost Dance” [CAM Jazz, 2019]
Registrato dal vivo presso l'azienda vinicola Le Vigne di Zamò di Rosazzo, “Ghost Dance” è il lavoro che intreccia i percorsi artistici di Filippo Vignato, trombone e live electronics, e Hank Roberts, violoncello, live electronics e voce. I due avevano in precedenza collaborato per l’uscita targata CAM Jazz “Pipe Dream”, del 2018, e in questo nuovo episodio prendono ispirazione dalla danza degli spiriti operata dagli indiani d’America sul finire dell’Ottocento per dare forma a un luogo musicale, costruito su nove tracce originali, dalla grande forza evocativa. Ne deriva un particolare impasto timbrico, dove si ascoltano melodie lineari e cantabili, passaggi cameristici e momenti spettrali.
mercoledì 11 settembre 2019
Alberto La Neve: “Night Windows” [Manitu Records, 2019]
Per questo lavoro in solo, edito da Manitu Records, il sassofonista Alberto La Neve prende spunto dalla forza evocativa sprigionata dalle opere di Edward Hopper – come lui stesso descrive nella nota di copertina -, per un insieme composto da otto tracce originali. A prevalere è la forza melodica dei temi, costruita da La Neve con tenore e soprano e avvalendosi anche di effetti e loop machine. Ne consegue un lavoro strutturato, pensato nel dettaglio e arricchito dall’intervento vocale di Fabiana Dota ospite in Room Of Brooklyn, traccia che ben fotografa l’intenzione e il taglio estetico di un album dalla lucente espressività.
martedì 10 settembre 2019
Raffaele Casarano – Mirko Signorile: “D’amour” [Parco della Musica Records, 2019]
Raffaele Casarano e Mirko Signorile mettono insieme una scaletta di otto brani reinterpretando passaggi dai repertori di grandi artisti francesi, come Charles Trenet, Edith Piaf e Charles Aznavour. Brani evergreen come La vie en rose che il duo, sassofono e pianoforte (Fender Rhodes in alcune tracce), legge con estrema sensibilità espressiva, senza stravolgerne temi e significati, per un insieme che emana cantabilità melodica e dialoghi fitti e ben congeniati. I protagonisti non mancano di mostrare la propria personalità attraverso slanci improvvisativi e aperture timbriche ampliate dall’utilizzo, misurato e mai fuori luogo, di effetti elettronici.
lunedì 9 settembre 2019
Serena Spedicato – Nicola Andrioli: “The Shining Of Things – dedicated to David Sylvian” [Dodicilune, 2019]
Come il titolo lascia intendere il lavoro firmato da Serena Spedicato (voce) e Nicola Andrioli (pianoforte) si basa sul repertorio di David Sylvian, dal quale sono rilette importanti pagine che ne hanno determinato la statura estetica ed espressiva. Tracce approcciate con estremo gusto ed intelligenza, dove si mantiene integra la cifra di sensibilità artistica di Sylvian, ma nelle quali gli interpreti – di una line up completata da Michele Rabbia (percussioni, elettronica) e Kalevi Louhivuori (tromba, flicorno, elettronica) – mettono in risalto la loro personalità e la loro levatura. Su terreni costruiti con accuratezza la voce di Spedicato mantiene i primi piani con eleganza.
venerdì 6 settembre 2019
Rita Marcotulli – Israel Varela: “Yin And Yang” [CAM Jazz, 2019]
Quello che accomuna, più di ogni altro possibile aspetto, la levatura artistica di Rita Marcotulli e Israel Varela è la capacità di scavare profondi solchi di cantabilità melodica, come accade in ognuno dei temi proposti in questo “Yin And Yang”, l’album che la CAM Jazz pubblica per la Winery Series, i lavori registrati dal vivo presso prestigiose aziende vinicole. Batteria e pianoforte si fondono in un unico corpo espressivo, che raggiunge vette estetiche di grande sensibilità, come nella classica Koiné dove il pianismo elegante di Rita Marcotulli dialoga con le percussioni e anche con la voce di Israel Varela.
giovedì 5 settembre 2019
Ajugada Quartet: “Hand Luggage” [Filibusta Records, 2019]
«“Hand Luggage” è un modo di viaggiare con il bagaglio leggero. La sensazione particolare che si ha durante i viaggi di grande libertà e di conoscenza quando ci ascoltiamo di più, osserviamo di più, sentiamo odori e vediamo colori con maggiore intensità». Con queste parole, rilasciate in una recente intervista, la pianista Gaia Possenti introduce l’album dell’Ajugada Quartet, formazione completata da Danielle Di Majo ai sassofoni e flauto, Giulia Salsone alla chitarra e Antonella Vitale alla voce. Sono parole che trovano riscontro durante la scaletta dei dieci brani proposti, dove i molti elementi timbrici non si sovrappongono mai, lasciando che la musica si sviluppi con il giusto respiro.
mercoledì 4 settembre 2019
Greg Burk: “As A River” [Tonos Records, 2019]
“As A River” è un profondo momento in pianoforte solo di Greg Burk che, “come un fiume”, dà forma a una scaletta di quindici brani originali registrati in due sessioni in studio datate 2018. Il suo è un modo “pieno” di interpretare la performance in solo, nella quale si susseguono melodie dal netto senso di cantabilità, situazioni con sonorità più amare, quasi sofferte, spigolose, momenti sospesi tra silenzi e note singole, che rimandano a una sincera intimità. L’album delinea un passaggio artistico di Burk dalla straordinaria capacità espressiva e da una elegante, quanto concreta, cifra estetica. La foto di copertina è firmata Simon Bcc.
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