“Inside the music of Johnny Mandel” recita il sottotitolo di questo lavoro che Michela Lombardi firma con il trio del pianista Piero Frassi, completato da Gabriele Evangelista al contrabbasso e Andrea Melani alla batteria, e con Emanuele Cisi, sassofono ospite in sei dei dodici brani proposti. Il repertorio tratta brani del compositore americano Johnny Mandel, e vede la voce della Lombardi come principale fonte espressiva, anche se le altre voci strumentali si rendono necessarie per l’alternanza di dialogo che caratterizza l’intero lavoro. La Lombardi mostra una dinamica timbrica di pregio, capace sia di carezzare i temi, sia di sottolineare accenti o far risaltare le sfumature degli arrangiamenti realizzati da Piero Frassi.
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lunedì 31 ottobre 2016
domenica 30 ottobre 2016
Eraldo Bernocchi - Prakash Sontakke: “Invisible Strings” [Rare Noise Records, 2016]
Il polistrumentista e produttore Eraldo Bernocchi incontra il chitarrista indiano Prakash Sontakke per dare forma alle nove tracce del loro “Invisible Strings”, edito da Rare Noise Records. Quella che ascoltiamo è una musica che oscilla tra chiare matrici ambient e melodie tipicamente orientali, costruite da Sontakke con estrema libertà, anche con lap steel e chitarra baritona, sulle intelaiature ritmiche pensate da Bernocchi. Elettronica e corde, beats e temi cantabili, momenti fluttuanti e situazioni dal profondo scavo espressivo per un insieme che riflette un’estetica propria e originale.
martedì 18 ottobre 2016
Paolo Fresu Quintet feat. Daniele di Bonaventura: "Jazzy Christmas" [Tŭk Music, 2015]
Troviamo il bandoneonista Daniele di Bonaventura insieme allo storico quintetto di Paolo Fresu, con Ettore Fioravanti, Attilio Zanchi, Tino Tracanna e Roberto Cipelli, in questa uscita targata Tŭk Music che fa riferimento a una registrazione dal vivo del 2012, presso il Nuovo Teatro Comunale di Sassari. Come il titolo lascia intendere si tratta di un repertorio dallo “spirito natalizio”, dove trovano posto brani famosi, come White Christmas di Irving Berling, ma anche tradizionali norvegesi di cui non si conosce l’autore. È in tema anche l’illustrazione di copertina, firmata da Toni Demuro.
Enrico Pieranunzi feat. Simona Severini: "My Songbook" [Jando Music / Via Veneto Jazz, 2016]
“My Songbook” è un album basato esclusivamente su canzoni firmate da Enrico Pieranunzi, con testi di autori vari, alcune delle quali incise in passato in versioni strumentali, vedi Soft Journey registrata nel 1980 con Chet Baker. Al fianco del pianista troviamo la voce di Simona Severini, interprete capace sia di rendere temi giocati in punta di timbro, come Fairy Flowers, sia di mostrare un carattere più deciso in passaggi come Night Bird.
martedì 11 ottobre 2016
Antonio Apuzzo Strike!: “Songs Of Yesterday, Today And Tomorrow” [Dodicilune, 2016]
È il sassofonista Antonio Apuzzo il leader del quintetto Strike!, completato da Sandro Lalla al contrabbasso, Luca Bloise alle percussioni, Michele Villetti alla batteria e dalla cantante Costanza Alegiani. È quest’ultima a rappresentare spesso i primi piani espressivi di un lavoro che sfugge a qualsiasi incasellamento stilistico, in quanto negli undici brani proposti confluiscono diverse correnti, dai brani di Ornette Coleman a quelli dei Gentle Giant, dagli episodi tratti dal repertorio di Charles Mingus alle tracce originali scritte da Apuzzo, alcune delle quali prevedono testi di poeti come Jolanda Insana. Ne deriva un album dal carattere variabile, nel quale Apuzzo mescola le sue passioni dando forma a una creatura dai personali tratti estetici.
Letizia Onorati: “Black Shop” [Dodicilune, 2016]
È la voce di Letizia Onorati, classe 1992, il tratto distintivo del suo “Black Shop”, realizzato con Paolo Di Sabatino al pianoforte e Giovanna Famulari al violoncello. In scaletta troviamo le rivisitazioni di grani classici, come Sofly, As In A Morning Sunrise e It Don’t Mean A Thing, interpretati dalla Onorati con piglio navigato, perfetto controllo dinamico e personalità. Il trio mette insieme un’ambientazione misurata, ottenuta con un attento lavoro sui timbri e sui volumi del singolo elemento, e si esprime attraverso un’equilibrata alternanza di umori, da passaggi intimi e pensosi ad altri virati di blues o realizzati con tempi più sostenuti. In chiusura troviamo la title track, l’unico originale in programma, che Paolo Di Sabatino scrisse nel 2009 per Mario Biondi.
venerdì 7 ottobre 2016
Antonio Vivenzio: “Canyon” [Auand, 2016]
C’è Tino Tracanna ospite in due brani nell’album “Canyon” che il pianista Antonio Vivenzio firma, per la prima volta da leader, in trio con Claudio Ottaviano al contrabbasso e Filippo Sala alla batteria. Quelli del sassofonista sono interventi tesi ad ampliare l’orizzonte timbrico e formale di un lavoro che prevede il pianismo di Vivenzio al centro degli sviluppi espressivi. In scaletta oltre ai brani autografi del leader troviamo anche alcune rivisitazioni, come In A Sentimental Mood di Duke Ellington. Il soprano di Tracanna segna il tema della title track, un brano dove si riscontrano alcuni degli elementi più caratteristici dell’intero lavoro, come la cantabilità dei temi, il repentino cambiamento d’umore melodico, gli angoli di improvvisazione e uno sviluppo formale mai prevedibile. In tal senso è il leader ha illustraci attraverso una nota di presentazione le intenzioni dell’album: «L’idea principale che ho cercato di seguire con il trio è quella di non proporre idee complicate, ma di avere un materiale essenziale, che ci consentisse di essere sempre a nostro agio nell’improvvisazione. Credo che la caratteristica principale del disco sia la fluidità della musica e la spontaneità: non ci sono forzature e gli arrangiamenti sono in generale poco invasivi, per non correre il rischio di restare ingabbiati durante le improvvisazioni». Vivenzio si distingue per la sua eleganza timbrica e per la capacità di avventurarsi in forme impervie, come nel suo brano Hic Up.
mercoledì 5 ottobre 2016
Rosario Giuliani – Luciano Biondini – Enzo Pietropaoli – Michele Rabbia: “Cinema Italia” [Via Veneto Jazz, 2016]
Nella scaletta di “Cinema Italia” si incontrano brani ripresi dai repertori di Nino Rota ed Ennio Morricone, con l’aggiunta di alcuni originali, interpretati da Rosario Giuliani (alto e soprano), Luciano Biondini (fisarmonica), Enzo Pietropaoli (contrabbasso) e Michele Rabbia (batteria, percussioni, elettronica). Il loro è un omaggio alle colonne sonore del grande cinema italiano, da “La dolce vita” a “Nuovo Cinema Paradiso”, basato sulla cantabilità melodica dei temi presi in considerazione. Il lavoro è caratterizzato dalla continua alternanza dei primi piani espressivi, che in particolar modo coinvolgono i fiati di Rosario Giuliani e la fisarmonica di Luciano Biondini. Quest’ultimo elemento conferisce la particolare ambientazione timbrica a un insieme nel quale non mancano alcune parti di libera improvvisazione, sempre coerenti all’estetica proposta.
domenica 25 settembre 2016
Big Blue: “Shooting Star” [CAM Jazz, 2016]
È il settembre 2015 quando Kalevi Louhivuori (tromba), Antii Kujanpää (pianoforte), Jori Huhtala (contrabbasso), Joonas Leppänen (batteria) si danno appuntamento nello studio Petrax di Hollola, in Finlandia, per dare forma alle nove tracce del loro nuovo lavoro inciso per la CAM Jazz del produttore Ermanno Basso. “Shooting Star” contiene una musica che si contraddistingue per la cantabilità dei temi, come quello dell’iniziale Mountain Man, per le strutture ritmiche flessibili, capaci di variare dai passaggi di semplice accompagnamento ad altri più angolari e introversi, per la cura del suono e delle ambientazioni timbriche. I Big Blue non tralasciano particolari e sfumature, e trovano in Louhivuori il punto di riferimento espressivo, sia nei momenti dal maggiore impulso metronomico sia nei brani lirici e suonati in relax.
Kalevi Louhivuori Quintet: “Almost American Standards” [CAM Jazz, 2016]
Si completa con Ville Vannemaa (sax), Mikael Myrskog (pianoforte), Eero Seppä (contrabbasso) e Jaska Lukkarinen (batteria) il quintetto capitanato dal trombettista Kalevi Louhivuori, che per l’occasione presenta un repertorio di brani originali costruiti prendendo spunto da celebri standard, come nel caso di Take 4 ispirata da Take Five di Paul Desmond. Otto tracce dalle quali emerge un jazz mainstream compatto, con Louhivuori, in certi passaggi torrenziale, principale cardine espressivo del suono d’insieme nel quale gli altri interpreti trovano misurati spazi solisti. Il quintetto finlandese non tradisce in nessuno dei cinquanta minuti del CD l’estetica di un album il cui titolo, per certi versi ironico, ne denuncia l’intenzione stilistica.
venerdì 23 settembre 2016
Joona Toivanen: “Lone Room” [CAM Jazz, 2016]
Registrato da Stefano Amerio negli studi Artesuono di Cavalicco, Udine, nel settembre 2015, “Lone Room” è l’album in solo che il pianista finlandese Joona Toivanen firma per la CAM Jazz del produttore Ermanno Basso. Otto tracce originali compongono la scaletta da dove emerge una rara sensibilità espressiva, unita all’amore di Toivanen per le melodie cantabili e per i temi capaci di “respirare” su ampiezze timbriche mai chiuse su sé stesse. Il pianista descrive pagine dall’ambientazione chiaroscurale, con note scandite e rivolte al mondo classico, ma allo stesso tempo disegna lunghi flussi sonori spontanei, lirici, su precarie quanto intriganti figurazioni ritmiche, e prossimi a un’attualità formale di livello assoluto. La foto di copertina è firmata da Andrea Boccalini.
giovedì 22 settembre 2016
Alessandro Presti Quintet: “Halaesa” [CAM Jazz, 2016]
Il giovane trombettista Alessandro Presti, forte delle esperienze acquisite in questi anni lavorando con musicisti del calibro di Roberto Gatto ed Eddie Gomez, giunge con “Halaesa” alla pubblicazione del suo primo album, edito dalla CAM Jazz del produttore Ermanno Basso. Per l’occasione lo troviamo a capo di un quintetto, completato da Daniele Tittarelli all’alto, Alessandro Lanzoni al pianoforte, Gabriele Evangelista al contrabbasso e Francesco Ciniglio alla batteria, dedito alle tipiche sonorità hard bop, formalmente incentrato sulle esposizioni tematiche seguite dai cicli di assolo. Presti mette in evidenza sia modalità irruente, costruite su lunghe sequenze di note, sia un controllo dinamico maturo, soprattutto nei passaggi a tempo più lento. Il leader si distingue per la liricità del fraseggio e firma tutte le tracce in scaletta, mentre la conclusiva Impro lo vede protagonista in una parentesi d’improvvisazione con Alessandro Lanzoni.
martedì 20 settembre 2016
Fabio Delvò feat. Lorenzo De Angeli: “Bella mia” [DF Records]
«È un omaggio a colei che mi educò all’amore e alla sincerità». Con questa sentita dedica alla madre, venuta a mancare lo scorso anno, Fabio Delvò ci introduce all’album “Bella mia”, un lavoro dai profondi significati espressivi e dalle forme singolari. Si tratta di una registrazione tenuta principalmente per sassofono solo, fatta eccezione per alcuni elementi di ambientazione, come cori e voci, funzionali al fattore concettuale dell’album, e per la presenza del basso semiacustico di Lorenzo De Angeli, punto di riferimento ritmico e parziale alternativa al suono di Delvò. Dopo una toccante Overture interpretata dalla piccola Jessica Julia Delvò, nipote della signora Elena, troviamo poco più di mezz’ora di musica caratterizzata da temi lineari, essenziali, costruiti con parsimonia, e con aspetti devozionali, come in Danzo solo per te, brano dove il suono di sassofono si tramuta in un canto corale. Tutti i partecipanti al disco sono sentimentalmente legati alla figura della madre di Fabio Delvò, e anche il progetto grafico del CD, dai colori scelti alle foto del booklet, è a lei ispirato.
lunedì 19 settembre 2016
Dario Germani: “Fog Monk” [GRM, 2015]
Pubblicato in triplo vinile, “Fog Monk” è il lavoro che vede il contrabbassista Dario Germani misurarsi, confrontarsi e aderire, con un ampio spaccato del repertorio di Theolonius Monk, da celebri standard a brani meno frequentati come Oska T. Quello presentato è un insieme di brevi momenti, a volte di durata inferiore al minuto, essenziali e perfettamente centrati verso un’estetica dove il superfluo non ha ragione di esistere. Il musicista è solo, e l’acustica dell’Accademia Americana di Roma, dove l’album è stato registrato nel 2015, esalta armonici, fruscii, percussioni e lievi sfioramenti che fanno sembrare il contrabbasso come una fonte di piccoli, ma determinanti, micro suoni. La musica di Monk ne esce distillata, inquadrata in un perenne primo piano e senza fraintendimenti, e l’insieme si dipana fino a riempire l’orizzonte d’ascolto. Il terzo disco porta in serbo la sorpresa dell’intervento vocale, in alcuni passaggi, di Valeria Restaino, che si fa protagonista discreta, con eleganza e misura dinamica, tra le corde di Germani, a sua volta agile nel prodursi come riferimento ritmico.
domenica 18 settembre 2016
Franco D’Andrea Piano Trio: “Trio Music Vol. II” [Parco della Musica Records, 2016]
Continuano le pubblicazioni degli album in trio di Franco D’Andrea per la Parco della Musica Records, con questo secondo volume, che dà seguito al primo inciso con DJ Rocca e Andrea Ayassot, dove troviamo al fianco del pianista Aldo Mella al contrabbasso e Zeno De Rossi alla batteria. Si tratta di musicisti abituati a suonare con D’Andrea in altri contesti, e che anche nella classica formazione del piano trio riescono a instaurare un rapporto simbiotico, sia espressivo sia formale, che li porta a suonare una musica multiforme e dal difficile collocamento stilistico. Questo perché nei meccanismi celebrali di D’Andrea scorrono diverse correnti, all’occorrenza contrastanti, che abbracciano cento anni di jazz, nell’accezione più larga possibile del termine. C’è Monk, esplicito nel brano d’apertura del primo CD T.M., implicito in tante situazioni angolari, aspre, irregolari; c’è il jazz delle origini, nei tratti melodici dei temi, nella cantabilità di certi passaggi; ci sono le ballad; c’è l’avanguardia, intesa come territorio libero, privo di riferimenti prevedibili. Le nostre orecchio sono attraversate da due CD pieni di idee, colmi di spunti d’interesse, che ribadiscono la statura di un personaggio che dopo settantacinque primavere è lì a indagare significati e curiosare soluzioni inedite.
giovedì 15 settembre 2016
Achille Succi – Francesco Saiu – Giacomo Papetti: “Three Branches” [El Gallo Rojo, 2016]
Nel loro “Three Branches” Achille Succi, Francesco Saiu e Giacomo Papetti danno luogo a un’ambientazione timbrica singolare, costruita con, rispettivamente, clarinetto basso, chitarra elettrica e contrabbasso. In scaletta incontriamo brani originali basati su continui dialoghi strumentali, che in certe situazioni seguono soluzioni melodiche logiche e lineari, come nella traccia d’apertura Brown o in Phrygia, mentre in altre indagano situazioni angolari e contrastanti, vedi Fresh Flesh. Non c’è un leader prescritto, ma tre anime musicali che si scambiano reciproche esperienze, idee e punti di vista fino a ramificare un proprio repertorio, proprio come anticipato dal titolo dell’album, “tre rami”, e dall’immagine di copertina.
martedì 13 settembre 2016
Enten Eller: “Tiresia” [Autoproduzione, 2016]
Trent’anni di attività, quindici album pubblicati, affetto e stima da parte del pubblico più attento, fanno di Enten Eller (Alberto Mandarini: tromba, flicorno, effetti; Maurizio Brunod: chitarre, live sampling; Giovanni Maier: contrabbasso; Massimo Barbiero: batteria, percussioni) una delle realtà più solide del panorama jazzistico nazionale, rimasta sempre a debita distanza dal mainstream e spinta dall’intento di, come riportato in una nota stampa, «dare possibilità che esista “un’altra” strada o altre strade…». Il loro, dunque, non è progetto con finalità univoche, ma è, soprattutto, un “luogo musicale” dove poter dare forma a significati diversi, o eventuali. Non fa eccezione il nuovo “Tiresia”, lavoro autoprodotto, per precisa scelta di Barbiero e soci, nel quale il gruppo ospita il violinista Emanuele Parrini in una delle tre lunghe tracce che compongono la scaletta. Quella che si ascolta è una musica costruita attraverso un discorso tra gli interpreti in divenire, allo stesso momento logico quanto imprevedibile. Gli Enten Eller improvvisano il proprio concetto stilistico in un’unica seduta di ripresa, mantenendo a vista un’estetica fatta di attimi di riflessione, piccoli dettagli, ma anche di movimenti d’insieme corali e stratificati.
lunedì 12 settembre 2016
Sun Trio: “Reborn” (CAM Jazz, 2016)
“Reborn” dà seguito alla discografia dei Sun Trio dopo l’apprezzato “In The Dreamworld” (CAM Jazz, 2014), e mette ulteriormente in evidenza le capacità e le peculiari qualità del trio finlandese, composto da Kalevi Louhivuori alla tromba, Antii Lötjönen al basso e Olavi Louhivuori alla batteria. Il loro è un percorso creativo basato su melodie sospese, costruite attorno a poche, ma essenziali, note, che descrivono scenari immaginari capaci di far viaggiare la mente in posti lontani e futuribili. In bilico tra ambientazioni acustiche ed elettroniche, il trio muove con misura verso momenti di assoluta visionarietà; dà soluzione a temi cantabili; resta consapevolmente lontano da immediati riferimenti di stile e forma. A condurre l’esplorazione è spesso la tromba di Louhivuori, il quale non si sottrare a situazioni dal carattere sperimentale, che a volte sembrano idee, lasciate in sospeso, per nuove eventualità di sviluppo creativo.
giovedì 1 settembre 2016
Jesper Bodilsen: “Acouspace Plus” [Family Music Production, 2016]
Lapo Gargani firma la copertina del nuovo lavoro di Jesper Bodilsen, contrabbassista danese che per l’occasione organizza un peculiare gruppo di lavoro con due sassofonisti, Claus Waidtløw e Joakim Milder, e Spejderrobot all’elettronica. Quest’ultima componente è posta in retroguardia, come fosse uno sfondo o un terreno comune sul quale costruire dialoghi, spesso anche a tre, che lentamente portano alle definizione di melodie capaci di trovare cantabilità, mai scontata né prevedibile, per modi e forme. Le atmosfere sono misurate e in bilico tra concretezza e trasparenza, tra note suonate in sequenze definite e idee accennate e lasciate fluttuare intenzionalmente in situazioni spazio-temporali senza punti predefiniti. Chiude il programma una particolarmente ispirata versione di Blue Monk.
mercoledì 31 agosto 2016
Giovanni Sanguineti Nextrio: “Gnothi Seauton” (Albóre Records, 2016)
Registrato presso lo studio Zerodieci di Genova, il 18 aprile 2016, “Gnothi Seauton” è il lavoro che il bassista Giovanni Sanguineti realizza in trio, con Mario Zora al pianoforte e Nicola Stranieri alla batteria, per la Albóre Records del produttore nipponico Satoshi Toyoda. Il titolo fa rifermento all’esortazione “conosci te stesso”, la massima religiosa greco antica iscritta nel tempio di Apollo a Delfi, ed è il nucleo concettuale attorno al quale Sanguineti ha costruito la scaletta di brani originali dell’album, fatta eccezione per l’adattamento della pucciniana Bohemien. Apre il programma una melodiosa ballad dal titolo Dawn, alla quale segue Drop Your Blinders, brano con un andamento ritmico più marcato e nel quale emerge il pianismo robusto quanto lirico di Zora, autentico faro del trio, capace di condurre le esposizioni tematiche o, all’occorrenza, di esplicare compiti ritmici con estrema flessibilità formale. Nell’insieme il lavoro si distingue per la coesione tra gli interpreti e per l’equilibrio espressivo, tra toni misurati e passaggi muscolari.
lunedì 29 agosto 2016
Luca Aquino & Jordanian National Orchestra: “Petra” [Talal Abu-Ghazaleh International Records, 2016]
Realizzato con il patrocinato dell’UNESCO, “Petra” è l’album che testimonia la performance dal vivo che Luca Aquino e la Jordanian National Orchestra hanno tenuto nel sito archeologico di Piccola Petra, in Giordania, nel 2015, di fronte a un ristretto numero di invitati, tra i quali la principessa Dana Firas. Si è trattato di un concerto speciale, in un luogo dai significati e dalle suggestioni particolari, come lo stesso Aquino ha sottolineato in un’intervista per La Repubblica: «Registrare un album in Giordania, tra i colori del deserto e i riverberi del sito archeologico, è stata un’esperienza mistica […] Lavorare con artisti di culture e nazionalità apparentemente lontane, ma unite dall’urgenza espressiva della musica, ha prodotto un sound che soffia luce dai minareti, sorvola la mia bella città natale (Benevento, NdR) e punta dritto a New Orleans». Una commistione tradotta in musica da un ensemble timbricamente peculiare, con tromba, percussioni, fiati, archi e fisarmonica, e che Aquino conduce attraverso melodie cantabili, ottenute attraverso un attento lavoro di scrittura e arrangiamento, svolto insieme a Sergio Casale. L’amplificazione strumentale è stata ridotta al minimo, in modo tale da ottenere un suono raccolto, naturale, quasi fosse in simbiosi con le qualità acustiche del sito.
martedì 9 agosto 2016
Donatello D’Attoma: “Shemà” (AlfaMusic, 2016)
“Shemà” contiene dieci brani che vedono protagonista Donatello D’Attoma, in alcuni insieme alla voce di Daniela Spalletta e in pianoforte solo nel resto del programma. Quella messa in mostra da D’Attoma è una vasta gamma di soluzioni espressive: inanella melodie cantabili; nelle esposizioni tematiche sa essere sia chiaro e leggibile quanto introverso e spigoloso; il suo pianismo, nell’insieme, evidenzia un ampio e sfaccettato background che abbraccia il modo classico quanto quello incline al blues e alla cultura afroamericana. Oltre ai temi originali sono rilette alcune composizioni di Charles Mingus, per il quale il pianista nutre profonda ammirazione, come si evince dalla note autografe nel booklet e dall’immagine di copertina, mentre la traccia conclusiva Via Turner, 27 è trattata elettronicamente da Stefano Quarta.
Ciro Riccardi: “Racconti in vinile” (AlfaMusic, 2016)
«I dischi in vinile, per tanti decenni, sono stati narratori di mondi: portavano nelle nostre case idee che nascevano dall’altra parte dell’Oceano, e rendevano meravigliose le musiche che nascevano a un passo da casa nostra […]. Come succede nei dischi in vinile, anche a me attraverso la musica piace raccontare delle storie, ognuna con una sua ambientazione, con i suoi personaggi e con le sue suggestioni, quasi a voler mettere nei miei lavori un poco di tutti quei dischi che ho consumato da adolescente, ed in cui continuo a rifugiarmi ogni volta che posso». Il trombettista Ciro Riccardi ci introduce così nel mondo del suo album “Racconti in vinile”, realizzato con diversi musicisti tra i quali segnaliamo Daniele Sepe e Peppe Servillo. In scaletta troviamo nove brani, ognuno con una propria ragione stilistica e formale, nei quali Riccardi dà fondo a una visione musicale ampia, probabilmente derivata dall’ascolto attento e ripetuto di tanti microsolchi. Il suo modo di condurre le melodie si rivela sempre in equilibrio con il resto degli arrangiamenti, sia nei passaggi confidenziali sia in quelli dal piglio ritmico marcato.
Butterfly: “Vertigo Treatment” (AlfaMusic, 2016)
Il trio Butterfly è composto da Pierpaolo Ranieri al basso elettrico, Marco Rovinelli alla batteria e Bruno Marinucci alla chitarra elettrica, ed era già attivo in precedenza come Bruno Marinucci Trio, ma le esperienze acquisite in questi ultimi anni, soprattutto riguardo le esibizioni dal vivo, hanno portato i tre a maturare una nuova identità stilistica e un nuovo modo di approcciare la musica. Il loro “Vertigo Treatment” contiene sette tracce originali, nella quali si evidenzia la cantabilità melodica dei temi, spesso messi in evidenza dalle corde di Marinucci, e dove possiamo apprezzare, a volte anche solo in filigrana, una “viva tensione” espressiva, sia nei soli sia in avvolgenti passaggi d’insieme. Il trio si distingue per originalità e per la capacità di mettersi a debita distanza da cliché e soluzioni a portata di mano.
lunedì 8 agosto 2016
GB Project: “In The Bloom” [AlfaMusic, 2016]
C’è nelle vesti di ospite il fisarmonicista Simone Zanchini in due dei sette brani della scaletta di “In The Bloom” (Alfamusic, 2016), l’album firmato dal GB Project, un quartetto che prevede in line up Alessandro Scala al soprano, Piero Simoncini al contrabbasso, Michele Iaia alla batteria e, autore di tutti i brani, Gilberto Mazzotti al pianoforte. La musica che ascoltiamo è caratterizzata dall’ampiezza timbrica, dalla cantabilità delle melodie e da un affiatato movimento d’insieme. La scrittura di Mazzotti prevede sia spazi per i solisti sia movimenti di gruppo, per un insieme in costante equilibrio tra un velato senso di nostalgia e attimi propositivi dal marcato piglio ritmico.























